Roma-Lecce, il ritorno dei fantasmi: Quando i salentini fecero piangere l’Olimpico

Roma-Lecce 2-3, una partita che valse lo scudetto ai giallorossi contro un Lecce già retrocesso

Jacopo Pagliara -
Tempo di lettura: 2 minuti
Roma Lecce 1986
Roma Lecce 1986 (RomaForever.it)

Oggi lo Stadio Olimpico si veste a festa per l’attesa sfida tra Roma e Lecce, ma nell’aria della Capitale, ogni volta che i salentini scendono in campo, aleggia un fantasma impossibile da scacciare: quello del 20 aprile 1986.

Spesso si ricorda quella partita come l’unica vittoria del Lecce in casa giallorossa, forse per la sua importanza. Per amore di cronaca, va detto che i pugliesi riuscirono a espugnare l’Olimpico un’altra volta, in tempi più recenti (un 2-3 nell’aprile del 2012). Tuttavia, è quel pomeriggio dell’86 a essere rimasto indelebilmente scolpito come un trauma collettivo per i tifosi romanisti.

Roma-Lecce: una ferita che brucia ancora

La Roma di Sven-Göran Eriksson, lanciatissima verso uno scudetto che sembrava già cucito sul petto dopo una rincorsa epica sulla Juventus, ospitava un Lecce fanalino di coda e già matematicamente retrocesso in Serie B. Doveva essere una formalità, il preludio a una marcia trionfale. Invece, il calcio decise di scrivere una delle sue sceneggiature più spietate. Dopo l’iniziale vantaggio di Graziani, il Lecce ribaltò clamorosamente la gara con la rete di Di Chiara e la doppietta di Barbas. Il clamoroso 2-3 finale consegnò, di fatto, il tricolore alla Juventus di Trapattoni, trasformando una domenica di festa in una tragedia sportiva indimenticabile.

Roma Lecce 1986
Roma Lecce 1986 (RomaForever.it)

Oggi la Roma scende in campo con obiettivi diversi, ma con la stessa assoluta necessità di fare punti. Il Lecce arriva all’Olimpico con la bava alla bocca di chi cerca la salvezza, sperando magari di evocare lo spirito di Barbas. I padroni di casa sono avvisati: la storia insegna che, contro i salentini, la parola “formalità” va cancellata dal vocabolario.