“Quando ho capito che mi aveva preso la Roma”
Niccolò Pisilli oggi è nel giro della prima squadra, ma la sua storia con la Roma comincia molto prima, in una cucina di casa, con un piatto, una busta e un sogno più grande di lui. Nella rubrica “A tu per tu” della Lega Serie A, il centrocampista giallorosso è tornato indietro a quel momento che gli ha cambiato la vita:
“Feci tre provini e mi ricordo che la società ti mandava a casa una lettera per dirti se eri stato preso. Un giorno ero a tavola e mia madre mi mise sotto il piatto questa busta. Quando la vidi e realizzai che ero stato preso alla Roma esplosi di gioia, non ci credevo. Fu uno dei giorni più belli della mia vita”.
Una scena semplice, quasi da film: niente conferenze, niente annunci social, solo un ragazzo, la sua famiglia e un logo giallorosso stampato su un foglio. Da lì è iniziato tutto: il percorso nel settore giovanile, la crescita costante, fino all’esordio tra i grandi e alle prime convocazioni con le nazionali giovanili.
Romanità silenziosa e futuro da costruire
Pisilli non è il prototipo del fenomeno chiassoso: parla poco, lavora molto e incarna quella romanità sobria che piace tanto a Trigoria. Il legame con la Roma nasce da bambino e si vede in ogni parola, in ogni ricordo che racconta con gli occhi di chi sa di vivere un privilegio.
La busta sotto il piatto oggi è diventata una maglia con il suo nome sulle spalle, ma l’emozione è la stessa: quella di chi non dà mai per scontato il fatto di allenarsi e giocare con i colori che amava da ragazzino. La Roma, intanto, se lo coccola: tra presente da alternativa affidabile e futuro da protagonista, Pisilli è uno di quei profili che raccontano meglio di tanti discorsi cosa significhi davvero “sentire” questa maglia.