Roma B, dov’è finita? Il modello Juve riapre il tema giovani

L’analisi sulla Juventus Next Gen riporta d’attualità un vecchio dossier di Trigoria: la seconda squadra giallorossa resta un’idea forte, ma ancora senza via libera definitivo

Jacopo Mandò -
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AS Roma giovani
Trigoria, tra giovani ed esperti: il possibile ruolo della Roma U23 – Romaforever.it

La Juventus Next Gen resta il modello italiano più discusso: ha creato valore, formato giocatori, generato plusvalenze e aperto una strada poi seguita da Atalanta, Milan e Inter. Non senza contraddizioni, soprattutto a centrocampo, dove i bianconeri hanno prodotto tanti profili tecnici senza riuscire davvero a stabilizzarne uno in prima squadra. È proprio qui che torna una domanda molto romanista: che fine ha fatto la possibile Roma B?

Il progetto c’è, ma resta fermo

La Roma Under 23 non è sparita. La Gazzetta dello Sport aveva raccontato già la scorsa estate come la squadra B fosse passata da semplice idea a progetto concreto, con l’obiettivo di lanciarla entro due anni e il nodo del campo ancora da risolvere. Anche Calcio e Finanza ha confermato che a Trigoria si lavora alla creazione di una seconda squadra da iscrivere in Serie C, citando le parole di Alberto De Rossi: “La proprietà ci sta pensando seriamente”.

Perché alla Roma servirebbe

Il punto non è solo imitare la Juventus. Per la Roma, una seconda squadra avrebbe senso per proteggere meglio il talento tra Primavera e prima squadra, evitando che prospetti tecnici vengano ceduti troppo presto o arrivino impreparati al salto. Il regolamento, però, complica tutto: l’iscrizione in Serie C è possibile solo in caso di posto vacante, come fallimenti o esclusioni di altri club. In più restano da definire struttura, organico e stadio.

La differenza, dopo la qualificazione in Champions League, è che il progetto tecnico della Roma oggi ha un centro molto chiaro: Gian Piero Gasperini. Se davvero il club vuole costruire una filiera moderna, la Roma B non può essere solo una vetrina per giovani da vendere. Deve diventare un laboratorio collegato alla prima squadra, con idee, ruoli e intensità coerenti. Altrimenti il rischio è quello visto altrove: produrre talento, ma non saperlo accompagnare.