Sabatini: “Luis Enrique fu una benedizione, ma a Roma chi tocca Totti commette un peccato capitale”

Le parole dell’ex direttore sportivo giallorosso Walter Sabatini

Jacopo Pagliara -
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Francesco Totti e Walter Sabatini
Francesco Totti e Walter Sabatini (RomaForever.it)

In un recente colloquio con la testata spagnola AS, Walter Sabatini, ex DS della Roma, ha rievocato il percorso che condusse all’ingaggio di Luis Enrique sulla panchina capitolina.

Sabatini ha definito quel passaggio come un vero e proprio atto di rottura, una mossa “rivoluzionaria” nel panorama calcistico nazionale di allora. Stando al racconto del dirigente, a convincerlo non fu soltanto l’estetica del calcio mostrata dal tecnico alla guida del Barcellona B, quanto piuttosto un’immediata ammirazione per lo spessore umano e l’approccio professionale dell’allenatore asturiano. Queste le parole dell’ex direttore sportivo giallorosso.

Le dichiarazioni di Sabatini

Il suo arrivo è stato una benedizione, e non mi riferisco al tema dei risultati. Lì non ha avuto fortuna Sabatini. Ciò che ha portato è stata una cultura del lavoro, nuova, rivoluzionaria. I calciatori più importanti, come De Rossi, venivano e mi dicevano: “Ci sono così tanti concetti che sviluppa in allenamento, che ho la sensazione di non aver mai giocato a calcio prima”. De Rossi era intelligente e sensibile. Mi rassicurava e mi riempiva di orgoglio ogni volta che veniva nel mio ufficio per dirmi questo”

Riflettendo sulle cause del mancato successo di quel progetto, l’ex DS giallorosso individua nella fermezza d’animo del tecnico la radice di ogni contrasto: “Luis Enrique aveva la sua ideologia, è un uomo coerente con le sue idee. Ha preso decisioni forti e radicali, in particolare una partita di Europa League con Francesco Totti e altri teorici titolari. Li ha lasciati fuori a beneficio di altri ragazzi che gli erano piaciuti durante il raduno estivo”.

Sabatini prosegue poi analizzando il peso politico del Capitano nell’ambiente romano e l’impatto che ebbero quelle scelte sulla piazza: A Roma funziona così: chi tocca Totti commette un peccato capitale. È morto. Francesco Totti è, ancora oggi, un idolo eterno. Quello che ha fatto nel calcio è da prescelto. Luis Enrique sapeva perfettamente che metterlo in discussione significava scavare la propria fossa. Nonostante tutto, non voleva tradire i suoi ideali per un interesse personale o umano. È un uomo di una coerenza brutale. Qualcosa di unico. Incredibile”.

Luis Enrique e Totti
Luis Enrique e Totti (RomaForever.it)

Entrando nel merito del legame personale tra l’allenatore e il numero dieci, il dirigente offre una chiave di lettura basata sulla percezione esterna: Si stimavano a vicenda. Luis Enrique, inoltre, lo apprezzava come giocatore, ma… Non lo so. Forse il problema era con i tifosi. Vedevano Francesco Totti come un semidio. Nessuno poteva toccarlo. È sempre stato così. Luis, questo, non l’ha preso in considerazione. Inoltre, non gli importava cosa pensasse la gente. Cercava il suo calcio e accettava il prezzo da pagare“.

Infine, Sabatini ricorda l’episodio spiacevole che segnò la rottura definitiva e spinse lo spagnolo verso l’addio e un periodo di pausa: “Penso che si sia offeso, perché a quanto pare alcuni tifosi hanno insultato la sua famiglia o qualcosa del genere. Vicino a casa sua, inoltre. Questo non lo tollerò. Ci ha lasciato. Poi, forse molto stanco, ha dovuto riposare un anno prima che il Celta se ne andasse”.