A poche ore da Roma-Atalanta, esplode un nuovo caso a Trigoria. Wesley è al centro di un braccio di ferro tra Gian Piero Gasperini e lo staff medico del club.
Il tecnico giallorosso è stato chiaro in conferenza stampa:
“Wesley si sente di poter giocare, ha una voglia incredibile. Ma se il medico dice no, non posso farci nulla”.
Parole che raccontano bene la situazione: da una parte la volontà del giocatore e dell’allenatore, dall’altra la prudenza dell’area sanitaria.
Nonostante la disponibilità mostrata dal brasiliano, la decisione finale dovrebbe essere quella di non rischiarlo. Wesley, che anche nell’ultimo allenamento ha lavorato ancora a parte, va verso l’esclusione dalla lista dei convocati per la sfida contro l’Atalanta.
Tensione tra staff e allenatore
Il caso Wesley è solo l’ultimo episodio di una frizione che va avanti da mesi. Da una parte il responsabile sanitario Bernardino Petrucci, vicino a Claudio Ranieri, dall’altra Gasperini e il suo staff.
Le divergenze riguardano tempi di recupero e gestione degli infortuni, con standard fisici e approcci spesso differenti.
Nel corso della stagione, diversi giocatori sono stati al centro di situazioni simili: Dovbyk, Hermoso, Koné, Celik, Ferguson e lo stesso Wesley. Senza dimenticare il caso di Paulo Dybala, inizialmente trattato in modo conservativo e poi operato.
Un’escalation che ha contribuito ad aumentare la tensione interna.
Oltre a Wesley, restano sotto osservazione anche Koné e Pellegrini, con un possibile rientro previsto per l’inizio di maggio.
Alla fine, la linea scelta dovrebbe essere quella più cauta: evitare rischi inutili in un momento delicato della stagione.
Ma il caso Wesley conferma ancora una volta come, a Trigoria, la tensione non sia solo sul campo.