In una Roma che si avvicina all’estate con molti equilibri da ridisegnare, anche il ruolo di Frederic Massara torna inevitabilmente al centro delle valutazioni. Il DS è rientrato a Trigoria il 19 giugno 2025 con un contratto fino al 2028, ma intorno al club si moltiplicano già i nomi alternativi. Tra questi c’è quello di Tony D’Amico, oggi direttore sportivo dell’Atalanta: un profilo apprezzato, accostato in queste ore sia ai giallorossi sia al Milan, anche se al momento non esistono sviluppi ufficiali.
Chi è D’Amico e perché piace
Classe 1980, nato a Popoli e cresciuto a Pescara, D’Amico è arrivato all’Atalanta nel 2022 dopo il lavoro svolto all’Hellas Verona, dove prima è stato responsabile scouting e poi direttore sportivo dalla stagione 2018-19. A Verona contribuì alla promozione in Serie A e a tre piazzamenti nella parte sinistra della classifica, facendosi apprezzare per gestione, selezione e valorizzazione dei giocatori. È qui che il suo nome diventa interessante anche per la Roma: non solo mercato, ma costruzione di patrimonio tecnico ed economico.
Il profilo ideale per una Roma da rifondare
Il tratto distintivo di D’Amico è chiaro anche dalle sue stesse parole. In una recente intervista alla Gazzetta dello Sport ha spiegato che uno scout non deve “fermarsi alla prima impressione” e ha indicato in Amrabat e Zaccagni due dei colpi che meglio raccontano il suo lavoro. È un dettaglio che pesa: la sua idea di calcio dirigenziale parte dall’intuizione, ma passa attraverso crescita del valore e sostenibilità. Se davvero i Friedkin scegliessero lui, la direzione sarebbe quella di un club meno istintivo e più strutturato, molto vicino a un modello Atalanta-Verona fatto di scouting forte, giovani da accendere e plusvalenze da difendere. E anche il fatto che conosca bene l’ambiente di lavoro lasciato da Gasperini aggiunge un elemento non banale in vista del prossimo giugno.