Ieri, a fine Udinese-Roma, Oumar Solet ha parlato ai microfoni di DAZN con due frasi che sembrano innocue e invece raccontano un’idea precisa: “Abbiamo fatto bene… era una gara come quella contro Inter e Napoli” e “ragioniamo partita dopo partita”. Tradotto: la Roma viene trattata da “fascia alta”, ma l’Udinese si muove come una squadra che ha capito come sopravvivere (e colpire) proprio quando gli altri sentono il peso degli obiettivi.
La frase che “pizzica”: non solo retorica
Quando Solet mette Roma nello stesso gruppo delle big, sta facendo due cose insieme. La prima: certifica che, per l’Udinese, questa non era una partita “di passaggio”, ma un esame vero — da giocare con la stessa soglia di attenzione e di ferocia. La seconda è più sottile: sposta il focus dalla prestazione al contesto. Se ogni gara “grande” viene vissuta come un evento, allora l’intensità diventa un’abitudine, non un picco casuale. E qui entra l’altra risposta, quella sull’idea che l’Udinese renda meglio “quando non ci sono obiettivi”: Solet non la nega, la normalizza. “Partita dopo partita” non è modestia: è un modo di tenere la squadra libera, leggera, cinica. Esattamente l’opposto di chi, come la Roma, scende in campo sapendo che ogni punto pesa su una corsa.
Il sottotesto più duro per la Roma
Dentro quell’atteggiamento c’è anche il motivo per cui l’Udinese, ieri, ha gestito la gara dopo l’episodio decisivo (punizione di Ekkelenkamp e partita portata dove voleva). È una squadra che non ha bisogno di promettere Europa per giocare “da Europa”: si alimenta di partita sporca, di equilibrio emotivo, di lucidità nel difendere un vantaggio.
Per la Roma, invece, la serata è stata un promemoria fastidioso: l’ambizione non basta se non diventa continuità di produzione offensiva. E la classifica lo rende ancora più rumoroso: con questo ko i giallorossi scivolano al quinto posto, dietro Juventus e con Como lì vicino, mentre Atalanta resta sullo sfondo come mina vagante. Il paradosso è tutto qui: l’Udinese può permettersi di “non avere obiettivi” e proprio per questo gioca come se li avesse; la Roma, che l’obiettivo ce l’ha eccome, rischia di irrigidirsi quando la partita chiede strappi, qualità e cattiveria davanti. Anche per Gian Piero Gasperini, è un work in progress che a Udine si è visto a tratti, non come sistema stabile.