A Udine la partita è entrata nella sua fase più nervosa: quella in cui non basta più interpretarla, bisogna forzarla. Al 70’ la Roma prova a riaprirla con due mosse che raccontano chiaramente l’urgenza: dentro Gianluca Ghilardi e Venturino, con quest’ultimo già inserito qualche minuto prima al posto di Lorenzo Pellegrini. È un segnale: Gasperini vuole più coraggio nello stretto e più attacco diretto all’uomo, perché contro l’Udinese la partita non si riapre con la pazienza, ma con lo strappo.
Venturino per Pellegrini: più guizzo, meno “geometria”
La sostituzione è una scelta di profilo, prima ancora che di ruolo. Pellegrini ti dà gestione, tempi, rifinitura “ragionata”. Venturino, invece, porta ciò che in questo momento serve come ossigeno: velocità nello stretto, cambio di passo e l’istinto di puntare l’uomo. Non a caso Gasperini glielo sta ripetendo: puntare, creare superiorità, costringere l’Udinese a difendere in emergenza. È l’unico modo per rompere il muro emotivo che si è alzato dopo l’1-0: se entri in area “da fermo”, ti respingono; se arrivi con uno contro uno, puoi far saltare i riferimenti. Venturino ha già iniziato a provarci, e la Roma sta prendendo metri.
Ghilardi per Hermoso: gestione fisica e continuità difensiva
L’altro cambio è quasi obbligato: Mario Hermoso era appena rientrato dall’infortunio e non aveva i 90’ nelle gambe. L’ingresso di Ghilardi serve a non perdere solidità mentre la Roma aumenta il volume offensivo. Perché quando spingi così, basta una transizione per farti male: e allora devi restare vivo dietro, senza sfilacciarti.
In questo momento, però, la fotografia è una sola: la Roma sta premendo forte, sta tenendo l’Udinese bassa e sta costruendo la sensazione di un gol “che può arrivare”. L’obiettivo è rimettere in piedi una partita che si è fatta ripida, ma i giallorossi stanno facendo la cosa più importante: non accettarla.