Un altro riconoscimento per Matías Soulé, stavolta arrivato da chi lo ha visto da vicino nel suo anno di svolta. Fares Ghedjemis, in un’intervista a La Gazzetta dello Sport, ha ricordato con piacere la stagione vissuta al Frosinone accanto all’argentino, oggi giocatore della Roma. Un passaggio breve, ma significativo, perché riporta al punto da cui è partita davvero la crescita italiana di Soulé.
Il ricordo di Ghedjemis
Alla domanda sulle difficoltà incontrate in Serie A, Ghedjemis ha risposto senza giri di parole: “Non più di tanto. Anche in A ho fatto bene. Quell’anno c’era un ottimo giocatore come Soulé, che ha aiutato tanto la squadra”.
Parole semplici, ma non banali. Nella stagione 2023-24, Soulé era diventato il volto tecnico del Frosinone di Eusebio Di Francesco: dribbling, qualità tra le linee, calci piazzati e la sensazione di poter accendere la partita in qualsiasi momento. Quell’anno gli servì per uscire definitivamente dalla dimensione di promessa e diventare un giocatore pronto per una big.
Roma, il valore resta alto
La Roma lo acquistò dalla Juventus proprio dopo quella stagione, puntando su un profilo giovane, tecnico e ancora valorizzabile. Oggi Soulé è uno dei patrimoni più importanti della rosa giallorossa, anche in un mercato in cui il suo nome continua ad attirare attenzioni dall’estero.
Il ricordo di Ghedjemis conferma però un aspetto chiave: Soulé non è soltanto talento individuale, ma un giocatore capace di incidere sul rendimento collettivo. A Frosinone lo aveva già dimostrato, aiutando una squadra intera a restare competitiva in Serie A.
Ora la sfida è diversa: confermare quel peso anche nella Roma di Gian Piero Gasperini. Ma il punto di partenza resta quello: quando ha fiducia e campo, Soulé sa cambiare il livello di una squadra.