Non chiamateli alibi. Gian Piero Gasperini non vuole sentirne parlare. Eppure i numeri raccontano una realtà difficile da ignorare: la stagione della Roma è stata segnata da un’emergenza continua, tra infortuni, squalifiche e convocazioni internazionali.
Il dato più impressionante è uno: zero.
Tra campionato, coppe ed Europa, la Roma non ha mai avuto tutta la rosa a disposizione.
In alcune rare occasioni le assenze sono state limitate — come contro Parma, Sassuolo, Plzen e Inter, con un solo indisponibile — ma si tratta di eccezioni. Più spesso, invece, la squadra ha dovuto fare i conti con vere e proprie emergenze.
Contro l’Atalanta mancavano sei giocatori, contro il Cagliari addirittura sette. Numeri pesanti, soprattutto considerando che si tratta quasi sempre di titolari o elementi chiave.
L’infermeria piena
Tra i casi più emblematici c’è quello di Leon Bailey, fermato già al primo allenamento e rimasto fuori per 113 giorni, senza mai entrare davvero nelle rotazioni.
Ancora più pesante l’assenza di Paulo Dybala, fermo da oltre 117 giorni e ancora non pienamente recuperato.
Il reparto più colpito è stato senza dubbio l’attacco.
Artem Dovbyk detiene il primato stagionale con 195 giorni di stop per una lesione miotendinea, seguito da Evan Ferguson, fermo da 145 giorni per problemi alla caviglia.
Anche Matias Soulé ha dovuto saltare circa 40 giorni, aggiungendosi a una lista già lunga.
In questo contesto, parlare di continuità diventa quasi impossibile. Gasperini è stato costretto a reinventare formazione e assetto praticamente ogni settimana.
Non è un alibi, ma un dato di fatto: la Roma non ha mai potuto lavorare con stabilità.
La corsa Champions, oggi complicata, passa anche da qui.
Perché al di là degli errori e dei limiti, una squadra mai al completo è una squadra che parte sempre con un handicap.
E a Trigoria, quest’anno, è stato così dall’inizio alla fine.