Ci sono addii che chiudono un rapporto di lavoro, e altri che invece spostano l’aria dentro un club. Quello di Bruno Conti, se davvero verrà confermato, apparterrebbe chiaramente alla seconda categoria. Secondo quanto riportato da Manà Manà Sport e rilanciato da varie testate romaniste, la bandiera giallorossa non rinnoverà il contratto in scadenza il 30 giugno, scegliendo di fermarsi dopo oltre mezzo secolo di vita romanista. Sullo sfondo ci sarebbero ragioni personali, la volontà di dedicarsi di più alla famiglia e anche la sensazione di un calcio giovanile sempre più lontano dalla sua visione.
Non sarebbe un addio normale
Per la Roma, Conti non è mai stato un dirigente qualunque. Il club lo ha celebrato ufficialmente nel 2023 per i suoi 50 anni in giallorosso, ricordando una traiettoria unica: dal vivaio alla prima squadra, poi ancora allenatore, responsabile e uomo-simbolo di un romanismo che pochi incarnano come lui. I numeri ufficiali raccontano già molto: 402 presenze, 47 gol, lo Scudetto 1982-83, quattro Coppe Italia e in mezzo il trionfo mondiale del 1982 con l’Italia. Ma qui il punto non è la nostalgia: il punto è che, se esce davvero di scena lui, la Roma perde una figura che teneva insieme storia, competenza e appartenenza.
Il segnale per la Roma di oggi
Negli ultimi anni Bruno Conti aveva ancora responsabilità dirette nel vivaio: nel 2022 il club gli aveva rinnovato il contratto affidandogli il coordinamento tecnico delle attività dall’Under 10 all’Under 14, e nel marzo 2025 la Roma lo indicava ancora come riferimento per quelle categorie. Per questo il suo possibile addio pesa anche sul presente, non soltanto sul passato. In una fase in cui il calcio italiano discute di giovani, formazione e identità, vedere uscire di scena uno degli uomini più legati al settore giovanile giallorosso sarebbe un segnale forte anche per l’ambiente romanista. E forse il punto vero è proprio questo: Conti non rappresenta soltanto quello che la Roma è stata, ma anche quello che per anni ha provato a trasmettere ai ragazzi che sarebbero dovuti diventare la Roma di domani.