Personalità da vendere, un amore viscerale per i colori giallorossi e le idee chiarissime in vista del big match contro l’Inter. Sulle pagine de Il Tempo, Leonardo Balerdi si racconta a tutto tondo, scaldando i motori per una sfida che potrebbe rappresentare il definitivo “clic” della stagione romanista. Il difensore argentino dimostra di saper gestire la dilagante euforia della piazza, abituato alle pressioni del caldissimo ambiente di Marsiglia, e confessa un retroscena romantico legato alla maglia della Roma, bramata fin dai tempi in cui giocava con Kevin Strootman. Tra una frecciatina alla Lazio, ribattezzata “l’altra squadra” in puro stile Superclásico, e la promessa di dare sempre il massimo in campo, Balerdi non si nasconde: l’obiettivo è restare a lungo nella Capitale per alzare al cielo un trofeo.
Le dichiarazioni di Balerdi
In vista dell’attesissimo scontro al vertice contro i nerazzurri, il centrale argentino non nasconde il rispetto per i campioni d’Italia, ma suona la carica invitando la squadra a sfruttare l’occasione per dare una svolta decisiva al campionato: “L’Inter negli ultimi anni ha fatto un percorso straordinario, non possiamo ignorarlo. Ma dobbiamo preparare questa partita come tutte le altre. Dobbiamo vincere senza guardare chi abbiamo davanti. Chiaro che conoscendo le loro qualità dovremmo adattarci, ma sempre dando il cento per cento. Una partita che ci può dare il clic decisivo per il resto della stagione“.
Riguardo al travolgente affetto e alle altissime aspettative riversate su di lui dalla piazza, Balerdi si dimostra estremamente lucido, forte delle pressioni già vissute in un altro ambiente calcistico viscerale ed esigente: “Sono un po’ abituato a questo venendo da Marsiglia, sei fai due partite bene sei un dio, poi ne bastano altrettante per essere come il diavolo. Ora sto cercando soltanto di concentrarmi sul campo senza pensare ad ascoltare quello che si dice fuori“.
Il legame con il mondo giallorosso, del resto, affonda le radici nel passato. Un vero e proprio colpo di fulmine nato ben prima del suo effettivo approdo nella Capitale, complice anche la preziosa intercessione di un ex centrocampista romanista: “La maglia. Mi è già capitato di dirlo in altre occasioni. Ero pazzo della maglia, dei colori. Quando ho avuto Strootman come compagno l’ho pregato di farmi avere la maglia della Roma che conservo ancora a casa. È sempre stata una delle mie preferite. Era destino che prima o poi dovessi indossarla“.

Un senso di appartenenza che si è subito tradotto in una perfetta immedesimazione nella rivalità cittadina. L’aver ribattezzato i cugini biancocelesti semplicemente come “l’altra squadra” è stato infatti un riflesso naturale, figlio della sua cultura calcistica sudamericana: “Quell’espressione mi è venuta spontanea. Capisco bene la passione dei tifosi venendo dall’Argentina. Quando parlo del Boca, il River è sempre l’altra squadra. Nella prima intervista da romanista non volevo pronunciare il nome, così è venuta fuori quella frase“.
Infine, allargando lo sguardo agli obiettivi futuri, il difensore giura fedeltà al progetto e svela il suo sogno più grande, promettendo di lottare su ogni pallone per arricchire la bacheca del club: “Intanto voglio fare di tutto per rimanere qua a lungo. Personalmente sia in nazionale che alla Roma voglio vincere un trofeo. Come hanno detto gli altri certamente l’obiettivo è fare meglio dello scorso anno, sarebbe incredibile. Ripeto, voglio dare sempre il 100%, penso che se ci riesco io e tutti gli altri possiamo toglierci delle soddisfazioni”.