Roma, Marino avverte i Friedkin: “Con Gasperini serve un vero dirigente, non un altro allenatore”

L’ex dirigente analizza il caso esploso tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini e indica la strada per uscire dalla crisi: una figura forte nell’area sportiva, capace di gestire il tecnico e ricompattare il club

Jacopo Mandò -
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Marino su Ranier-Gasperini: “Roma, serve una figura dirigenziale vera” – Romaforever.it

La Roma continua a fare i conti con le scorie del confronto interno tra Ranieri e Gasperini, e l’intervento di Pierpaolo Marino aggiunge un tassello importante alla lettura del momento giallorosso. Nell’intervista concessa a Il Tempo, l’ex dirigente spiega che il problema non è soltanto lo sfogo del senior advisor, ma soprattutto l’assenza di una figura dirigenziale capace di assorbire tensioni, proteggere l’allenatore e tenere in equilibrio il sistema. Un tema che pesa ancora di più in una fase in cui anche i Friedkin sono chiamati a scegliere la direzione del progetto tecnico.

Con Gasperini servono pazienza e struttura

Il passaggio più netto dell’intervista riguarda proprio la gestione di Gasperini. Marino sostiene che il tecnico, pur essendo un grande allenatore, abbia bisogno di una quotidianità governata con equilibrio, pazienza e capacità di assorbire gli urti. Non a caso indica in Enrico Preziosi ai tempi del Genoa e in Luca Percassi all’Atalanta le due figure che, più di tutte, hanno saputo accompagnarlo e contenerlo nei momenti più delicati. Il messaggio è chiaro: la Roma non può pensare di affidarsi solo al carisma o alla storia personale di Ranieri, perché con Gasperini serve soprattutto una struttura dirigenziale forte e continua.

Ranieri va rispettato, ma il ruolo è un altro

L’altro punto centrale è la distinzione tra allenatore e dirigente. Per Marino, Ranieri ha reagito da uomo di campo, non da figura d’area sportiva: “Resta sempre un allenatore, non un dirigente. Non è una bocciatura totale, anzi. Lo stesso ex dirigente sottolinea che liberarsi di Ranieri non sarebbe giusto né umanamente né professionalmente. Però il nodo resta: in un club di Serie A, dice Marino, il riferimento sopra l’allenatore deve essere un direttore sportivo capace anche di “masticare amaro” senza esporre il conflitto. È qui che la Roma dovrà decidere cosa diventare da giugno in poi.