In conferenza Gasperini l’ha buttata lì con una frase semplice, ma potentissima: “Stamattina c’era anche qui Bove, ha risolto il contratto e andrà a giocare in Inghilterra… una gran bella notizia per lui”. La Roma, nel comunicato, lo ha salutato con parole da appartenenza (“Sempre uno di noi. Per sempre un romanista”), confermando la rescissione consensuale e l’idea di un nuovo capitolo.
Perché Watford è più di una destinazione: è la via per tornare “calciatore”
La chiave non è romantica, è pratica: dopo il malore e l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo, in Italia ottenere l’idoneità sportiva diventa un percorso complicato (ed è il motivo per cui la prospettiva estero è stata raccontata come la più concreta). Eriksen, ad esempio, ha dovuto affrontare una scelta simile nel 2022: lasciare l’Italia e (ri)partire dall’Inghilterra.
E allora Watford, per Edo, non è solo “l’Inghilterra”: è il posto dove può tornare a giocare davvero, senza vivere ogni mese come un’interminabile trattativa col destino. È anche per questo che Gasperini parla di “notizia positiva”: perché, al di là delle maglie, qui si parla della passione di un ragazzo.
Cosa resta alla Roma: un addio che suona come un arrivederci
La rescissione è una scelta forte anche emotivamente: Bove è un prodotto di casa, e per Trigoria perdere un volto così significa perdere un pezzo di racconto. Ma il modo in cui club e allenatore lo accompagnano fuori è un indizio: non c’è freddezza, c’è tutela. E in prospettiva, l’idea più “Roma” è questa: se Bove torna a giocare con continuità e ritrova il suo livello, la storia non è finita. Si è solo spostata di geografia.