Nell’intervista rilasciata a Calcio e Finanza, il direttore sportivo del Flamengo, José Boto, è tornato sulla trattativa che in estate ha portato Wesley França alla Roma. Il punto chiave, più ancora dei numeri, è il contesto sudamericano che il dirigente descrive: “Il problema qui non sono solo i soldi, è l’ambizione del giocatore e della famiglia. Se dici di no, rischi di perderlo mentalmente”.
Secondo Boto, club come Flamengo e Palmeiras potrebbero anche permettersi di trattenere certi talenti dal punto di vista economico, soprattutto sugli stipendi. Ma quando arriva un’offerta dall’Europa e il giocatore spinge per fare il salto, il rischio è logorarne la motivazione se si alza un muro.
La trattativa con la Roma: prezzo fissato e nessuno sconto
Nel caso di Wesley, la linea è stata rigidissima: “Con la Roma abbiamo fissato un prezzo di 25 milioni di euro e abbiamo detto che sotto quella cifra non si sarebbe fatto nulla, perché non avevamo necessità di venderlo”.
Tradotto: il Flamengo non era costretto a cedere, si è potuto permettere di stabilire il valore del proprio terzino e aspettare che la Roma arrivasse a quella cifra, dopo settimane di corteggiamento e trattativa.
Per il club brasiliano è stata un’operazione importante ma non “obbligata”; per la Roma un investimento pesante su un classe 2003 con già oltre 100 presenze in prima squadra tra campionato, coppe nazionali e Libertadores e un palmarès pieno di titoli in patria.
Da talento del Mengão a pilastro di Gasperini
A qualche mese dal suo arrivo, la scelta di spingere fino a quota 25 milioni sta trovando riscontro sul campo. Dopo una fisiologica fase di ambientamento, Wesley è diventato uno dei giocatori più utilizzati da Gasperini, spesso schierato a sinistra in un ruolo inizialmente non considerato il suo, ma interpretato con strappi, corse e una crescita costante anche dal punto di vista tattico.
In sostanza, la Roma ha pagato il prezzo fissato da un club che non aveva bisogno di vendere, perché ha visto in lui un progetto di titolare presente e futuro. E le parole di Boto aggiungono un tassello al quadro: dietro quella firma c’era non solo una negoziazione dura, ma anche la volontà del giocatore e della sua famiglia di fare il grande salto in Europa, in una piazza che oggi lo ha già adottato.