«Non credere allo scudetto non sarebbe da romanisti»: i Fratelli D’Innocenzo accendono il sogno centenario

Damiano e Fabio, registi di Favolacce e tifosissimi giallorossi, raccontano la Roma di Gasperini tra tricolore, Ranieri e un film sul calcio dilettantistico

Jacopo Mandò -
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Fratelli D'Innocenzo
I Fratelli D’Innocenzo: registi romanisti tra sogno scudetto e elogio di Gasperini – Romaforever.it

Due autori da Berlino a Tor Bella… Monaca giallorossa

Damiano e Fabio D’Innocenzo non sono “solo” i registi che hanno portato Favolacce fino all’Orso d’argento a Berlino e firmato film come La terra dell’abbastanza e America Latina, oltre alla serie Dostoevskij.
Sono anche – e soprattutto – romanisti. Nati a Roma nel 1988, cresciuti tra periferia e mare, hanno costruito un cinema pieno di dettagli, ossessioni e personaggi borderline, ma quando il discorso scivola sulla Roma l’occhio si illumina come quello di qualsiasi tifoso in curva.

Nell’ultima intervista alla Gazzetta dello Sport i due gemelli hanno raccontato la loro passione per i colori giallorossi, tra ricordi d’infanzia, il romanismo di De Rossi e un progetto di film sul calcio dilettantistico, già scritto e pronto a diventare realtà con il titolo Go’.

«Giocare il campionato del centenario col tricolore»: il sogno non è vietato

La frase che ha fatto il giro dei social è di Fabio: «Non credere nello scudetto non sarebbe da romanisti. Giocare il campionato del centenario con il tricolore sarebbe straordinario».
Dentro c’è un po’ tutto: la fede, la sofferenza, l’autoironia tipica della piazza e quella capacità tutta romanista di vivere il sogno sapendo che, comunque vada, ti farà male.

I Fratelli D’Innocenzo non parlano da analisti ma da tifosi che conoscono bene il peso delle occasioni mancate. Eppure fotografano bene l’umore di questo momento: entusiasmo sì, isteria no. La Roma di Gasperini è in corsa, sta riscrivendo la propria dimensione in Serie A e in Europa, e far coincidere l’anno del centenario con uno scudetto diventerebbe quasi una sceneggiatura perfetta, la redenzione cinematografica di decenni di “quasi”.

Gasperini, Ranieri e una Roma da film d’autore

Quando il discorso si sposta sulla panchina, i D’Innocenzo spendono parole pesanti in senso buono per Gian Piero Gasperini, definendolo un tecnico “rispettoso e consapevole”, lontano dalle smancerie ma molto vicino al sentire romanista.
Il feeling con l’ambiente nasce anche dal contesto: Gasperini raccoglie l’eredità di Ranieri, oggi senior advisor del club, l’uomo che ha rimesso in piedi la Roma prima di passare il testimone e che nelle ultime ore è stato celebrato con il Premio Giuseppe Prisco per la sua lealtà.

Per tanti tifosi – e per due registi abituati a lavorare sui dettagli – questa continuità ha il sapore di una scelta “scritta bene”: Ranieri che rimane come coscienza del club, Gasperini che porta la sua idea di calcio totale, la squadra che prova a spezzare un tabù che dura dal 2001. Visto con gli occhi dei Fratelli D’Innocenzo, il romanismo oggi è questo: non smettere mai di crederci, ma farlo con una maturità nuova. Se poi il campionato del centenario dovesse davvero iniziare col tricolore sul petto, più che un finale sarebbe il plot twist che tutti, in fondo, stanno già immaginando.