Dietro la tanto attesa fumata bianca per la permanenza di Lorenzo Pellegrini in maglia giallorossa si cela un complesso lavoro diplomatico, un vero e proprio braccio di ferro risolto soprattutto grazie al desiderio del calciatore di non lasciare la Capitale. A svelare i retroscena di questa delicata contrattazione è Il Messaggero, che accende i riflettori sulle dinamiche nascoste tra l’entourage del numero sette e i vertici di Trigoria.
Il nodo centrale della discordia era strettamente legato alla durata del nuovo accordo. Secondo le indiscrezioni del quotidiano romano, la famiglia Friedkin aveva inizialmente messo sul piatto una proposta considerata troppo al ribasso: un prolungamento secco di soli dodici mesi, che avrebbe semplicemente spostato la scadenza al giugno 2027. Una soluzione prontamente respinta dal centrocampista, le cui ambizioni puntavano a una maggiore stabilità garantita da un rinnovo almeno triennale. L’impasse è stata infine superata attraverso un punto d’incontro cruciale: l’intesa è stata blindata sulla base di un biennale, arricchito da un’opzione per un’ulteriore stagione, a cifre fissate sui 2,5 milioni di euro annui. Un compromesso reso possibile unicamente dal netto taglio dello stipendio accettato dall’atleta pur di venire incontro alle esigenze societarie.

Pellegrini: niente Galles, ma il futuro è giallorosso
Mentre le scartoffie attendono ormai esclusivamente il decisivo placet della proprietà americana, il dietro le quinte di questi giorni racconta di un Pellegrini solitario ma estremamente determinato. Rimasto fuori dalla spedizione in Galles, dove la squadra è volata per fare tappa a Cardiff, il giocatore sta sudando nella Capitale sotto la guida di un preparatore personale. La missione è smaltire definitivamente i postumi del guaio fisico patito in chiusura di stagione per presentarsi a lucido da Gian Piero Gasperini, pronto ad accoglierlo a braccia aperte.