Dovbyk: “A un passo dal Milan in estate. L’addio di De Rossi un colpo, ora capirò se c’è spazio per me”

Artem Dovbyk si è raccontato a 360° nel corso di un’intervista

Jacopo Pagliara -
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Artem Dovbyk
Artem Dovbyk (foto Tuttomercatoweb.com)

Artem Dovbyk si racconta senza filtri. Ospite del podcast ucraino “Rosso Diretto” su YouTube, l’attaccante ha ripercorso le tappe più intense e turbolente della sua avventura alla Roma. Dalla trattativa sfumata con l’Atletico Madrid alla profonda sintonia con De Rossi, fino all’incredulità per il suo rapido esonero. Il centravanti ha toccato ogni tema: le difficoltà di una stagione definita apertamente un “fallimento”, i retroscena di mercato che lo hanno accostato a Milan e West Ham, fino ai durissimi allenamenti dell’era Gasperini e al rapporto viscerale, nel bene e nel male, con i tifosi dell’Olimpico.

Le parole di Dovbyk

Il centravanti ucraino ha innanzitutto svelato i retroscena del suo burrascoso approdo nella Capitale, segnato dal corteggiamento prolungato dell’Atletico Madrid e dal ruolo decisivo di Daniele De Rossi: “In quell’estate aspettavo l’Atletico, ne avevamo già discusso. Tutto era concordato, anche tra i due club. Poi il loro direttore è scomparso, non c’è stata più risposta. Poi mi ha chiamato De Rossi e c’è stata da subito connessione. Lui mi voleva, io gli dissi che avrei aspettato ancora l’Atletico. Poi ho visto che qualcosa nel loro atteggiamento non andava, ho riparlato con De Rossi e gli ho chiesto del tempo. Successivamente ho dato il via libera alla Roma. La situazione con l’Atletico era un vicolo cieco. Poi ho ricevuto le chiamate dall’Atletico, ma avevo dato la mia parola a De Rossi. Sono andato da lui perché mi fidavo, ho avuto la sensazione che tra noi ci fosse una connessione. Non avrei mai immaginato che De Rossi sarebbe stato esonerato dopo solo tre partite. Dopo Totti, lui è la più grande leggenda del club, ho pensato: «come si può cancellare la leggenda di un club dopo 3 partite?». È stato irrealistico”.

L’esonero di De Rossi ha aperto una fase di profonda instabilità, caratterizzata da un clima teso sugli spalti e da una girandola in panchina, culminata con l’intervento risolutorio di Claudio Ranieri dopo la catastrofica parentesi con Juric: “Abbiamo perso molte partite. In 70.000 mila all’Olimpico ci hanno fischiato. Poi è arrivato Ranieri. Un uomo molto saggio. In quella stagione ho segnato 17 gol, nonostante abbiamo avuto 3 allenatori”.

Artem Dovbyk
Artem Dovbyk (foto asroma.com)

Tracciando un bilancio dell’ultima annata, l’attaccante non ha usato mezzi termini, rivelando anche alcuni interessanti intrecci di mercato che lo hanno riguardato da vicino: Questa stagione per me è stata un fallimento, anche a causa degli infortuni. In estate sono stato molto vicino al Milan, c’era questo scambio che si sarebbe dovuto fare. È stato difficile farlo negli ultimi giorni. A gennaio? Volevo finire la stagione con la Roma. C’era la possibilità di andare al West Ham. Ora voglio capire se c’è spazio per me“.

Un capitolo a parte è stato dedicato all’impatto con i metodi di lavoro dell’attuale tecnico Gian Piero Gasperini, noti per la loro estrema intensità:Credo che sono e saranno gli allenamenti più duri di tutta la mia carriera. C’è molto lavoro di corsa senza la palla. Come mi sono preparato? Parlai con Malinowski e lui mi disse: «Nessuno è morto, quindi andrà tutto bene»”.

Spazio anche per una curiosità legata al suo carattere schivo e al suo modo, decisamente contenuto, di celebrare le proprie reti: “Forse è anche perché non ho segnato molto. Sono fatto così. Non riesco a fingere queste emozioni. Se festeggio è perché me lo sento”.

Infine, una chiusura dedicata al rapporto viscerale, pretenzioso e incredibilmente passionale con la piazza romanista: L’Atmosfera dell’Olimpico è incredibile. Non importa quale partita si giochi. A Roma o sei il re o scendi. Adorano il calcio, quando la squadra vince per loro siamo i migliori giocatori d’Europa”.