La ferita di Budapest brucia ancora, profonda e impossibile da cancellare. Ai microfoni di Radio Romanista, Salvatore Foti, ex vice di José Mourinho, torna sulla dolorosa finale di Europa League, una sconfitta che ha segnato uno spartiacque emotivo per l’ambiente giallorosso. Più che il risultato, sono i controversi episodi di quel ko ad aver lasciato l’amaro in bocca, compromettendo persino l’inizio della stagione successiva. Dalle sue sentite parole emerge però soprattutto il legame viscerale con la piazza e con chi vive il club dietro le quinte. Tra aneddoti toccanti, come le lacrime di gioia del magazziniere dopo la vittoria in Conference, Foti restituisce l’immagine di un gruppo devoto al proprio popolo, guidato fino all’ultimo dal suo instancabile “condottiero”.
Le dichiarazioni di Salvatore Foti
Tornando con la mente alla dolorosa notte di Budapest, Foti non nasconde l’immensa amarezza per l’epilogo di quella finale, evidenziando come le controverse dinamiche della sconfitta abbiano pesato psicologicamente sul futuro della squadra:
“Io ho raccontato già un paio di volte: fu una delusione, provai una tristezza immensa. Non solo per me, perché la finale è la fine di un ciclo lavorativo. Avevamo lavorato tanto e puntavamo a vincere quella coppa, sarebbe stato storico per la Roma. Avremmo vinto due finali europee di fila. Ma è il ‘come’ a causare il tutto: personalmente, avrei preferito perdere una finale 0-3 senza storia, con loro più bravi di noi. Così brucia tanto: gli episodi si conoscono e si fa fatica ad accettarli. Quegli episodi hanno incrinato un po’ l’anno successivo, tant’è che partimmo male. Sapevamo che cosa poteva dire portare un altro trofeo ai tifosi della Roma.”

Il rammarico più grande, tuttavia, resta quello nei confronti della piazza. A testimonianza del profondo legame umano creatosi con l’intero ambiente e con chi vive il club quotidianamente dietro le quinte, l’ex vice allenatore condivide un aneddoto toccante, chiudendo con un tributo sentito allo Special One:
“Il dispiacere era per la gente: Roma viene definita una città difficile, ma il tifoso riconosce lo sforzo, l’impegno, che deve essere accompagnato dai risultati. Ma anche nel club ci sono persone tifose, come i magazzinieri. Vi racconto un aneddoto: durante i festeggiamenti per la Conference c’era questo magazziniere, Fabio, che piangeva come un bambino la notte del giorno dopo. In quei casi, ti immedesimi nelle persone e capisci l’amore viscerale nei confronti della Roma. Eravamo tutti così, sapevamo che quando scendevi in campo rappresentavi un popolo e davi tutto. E poi, avevamo il nostro condottiero, che dava tutto se stesso“.