Koné si racconta: “A Roma mi fermano per strada, mi sono sempre sentito sottovalutato”

Manu Koné parla dal ritiro della Francia al Mondiale 2026: il centrocampista della Roma racconta il legame con i tifosi giallorossi, gli anni difficili e la voglia di arrivare sempre più in alto.

Melissa Landolina -
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Mentre è impegnato con la Francia al Mondiale 2026, Manu Koné si è raccontato in una lunga intervista concessa a Le Parisien. Il centrocampista della Roma ha ripercorso le tappe principali della sua carriera, soffermandosi sulle difficoltà affrontate negli anni, sul rapporto speciale con i tifosi giallorossi e su quella sensazione che lo accompagna da tempo: essere spesso stato sottovalutato.

Il francese ha spiegato che il suo motto, “In missione”, rappresenta perfettamente il percorso che lo ha portato fino ai massimi livelli del calcio europeo. “Il mio percorso non è stato semplice. Non mi è sempre stata data un’opportunità e per questo mi alleno sempre per dare il massimo. Lotto per qualcosa di più grande di me, la mia famiglia. So che non posso mollare e voglio arrivare a fine carriera potendo dire che la missione è compiuta”, ha raccontato.

L’amore dei tifosi giallorossi e la voglia di riscatto

Nonostante la crescita della sua popolarità, Koné assicura di non essere cambiato. L’esperienza alla Roma, però, gli ha fatto capire quanto possa essere forte il legame tra un giocatore e la propria tifoseria. “Mi accorgo di essere riconosciuto molto più spesso, soprattutto a Roma. Alcuni tifosi hanno persino la mia foto come sfondo del cellulare. All’inizio mi sorprendeva. Mi è capitato di sentire gridare ‘Forza Roma’ perfino a Parigi”, ha rivelato il centrocampista.

Secondo Koné, un momento decisivo nella percezione che l’ambiente ha avuto nei suoi confronti è stato il ritorno in Italia con la maglia della nazionale francese. “Dopo quella partita ho sentito qualcosa di diverso. Quando sono tornato a Roma ho percepito più rispetto attorno a me. Anche il modo in cui la gente mi guardava era cambiato”.

Il numero 17 giallorosso ha poi affrontato un tema molto personale, quello della considerazione ricevuta durante la sua carriera. Commentando le parole del commissario tecnico Didier Deschamps, che lo ha definito un giocatore sottovalutato, Koné ha ammesso di condividere pienamente questa definizione.

“Mi sono sempre sentito sottovalutato. Forse per via della mia personalità, perché da giovane ero molto riservato e a volte potevo sembrare freddo. Ci sono stati momenti in cui avevo la sensazione di non ricevere quello che meritavo e mi chiedevo persino se fossi io a sopravvalutarmi”, ha spiegato.

Tra i ricordi più difficili resta l’infortunio al ginocchio subito ai tempi del Borussia Mönchengladbach. Un episodio che ha rallentato bruscamente la sua crescita proprio quando diversi top club europei avevano iniziato a seguirlo con attenzione. “Prima dell’infortunio venivo accostato alle migliori squadre d’Europa. Poi, da un giorno all’altro, tutto è sparito. Sì, ne ho sofferto, ma col tempo ho capito che quel periodo mi ha reso più forte”.

Oggi Koné guarda avanti con la stessa determinazione che lo ha accompagnato fin dagli inizi. “Voglio che la gente pensi: ‘È lui il giocatore che vogliamo’. Non mi pongo limiti. Se credi di meritare qualcosa, devi lavorare ogni giorno per ottenerla”.

Parole che raccontano perfettamente il carattere di uno dei centrocampisti più importanti della Roma e che spiegano perché, nonostante le tante voci di mercato, Gian Piero Gasperini continui a considerarlo un elemento fondamentale per il presente e il futuro del progetto giallorosso.