La Roma si giocherà la Champions League domenica 24 maggio al Bentegodi contro il Verona, ma l’ultimo ostacolo non può essere letto solo attraverso la classifica. Tra i profili da monitorare c’è Kieron Bowie, attaccante scozzese classe 2002, arrivato a gennaio dall’Hibernian e cresciuto rapidamente nelle gerarchie offensive gialloblù. L’ultimo segnale è arrivato a ieri a San Siro, dove il centravanti ha firmato il gol dell’1-1 contro l’Inter campione d’Italia nel finale di partita.
Bowie, fisico e gol pesanti
Bowie è un attaccante di struttura: alto 1,90, mancino, nazionale scozzese, capace di lavorare spalle alla porta ma anche di attaccare l’area con tempi da centravanti vero. Prima dell’arrivo in Italia aveva segnato 8 gol e servito 3 assist in 22 presenze nel campionato scozzese, numeri che hanno spinto il Verona a puntare su di lui nel mercato di gennaio.
In Serie A ha trovato continuità soprattutto nel finale: prima del gol all’Inter, era già salito a 3 reti in 11 partite a voto, sempre partendo titolare. Tra i gol più pesanti c’è quello contro la Juventus, segnale chiaro di un giocatore capace di incidere anche contro difese di livello.
Il duello con Orban e il rischio per la Roma
Il suo impatto ha cambiato anche le gerarchie interne. Gift Orban, arrivato con maggiore attenzione mediatica, ha perso centralità nelle ultime settimane, anche dentro un contesto reso più complicato dal caso disciplinare seguito al diverbio con un tifoso. In quella crepa si è inserito Bowie, diventando una delle poche note positive del finale di stagione dell’Hellas.
Per la Roma, il rischio è evidente: contro una squadra già retrocessa, la tentazione di abbassare l’attenzione può essere pericolosa. Bowie porta fisico, profondità, presenza in area e fame personale. La difesa giallorossa dovrà gestire duelli, seconde palle e cross laterali con la stessa concentrazione vista nel derby. Perché la Champions passa anche da qui: fermare il nuovo centravanti del Verona prima che il Bentegodi diventi un’altra trappola.