Ci sono addii che non fanno rumore, ma restano. Quello di Stephan El Shaarawy alla Roma è uno di questi: il Faraone si è preso gli applausi della Curva Sud, in lacrime, omaggiato dai compagni e da uno stadio che lo ha visto diventare molto più di un esterno offensivo. Il suo contratto scadrà il 30 giugno 2026 e l’attaccante ha già annunciato la separazione con una lettera social: “Me ne vado con il cuore pieno, ma una parte di me resterà qui”.
Dal Genoa alla Roma, passando per il Milan
La carriera di El Shaarawy nasce al Genoa, dove debutta in Serie A giovanissimo nel 2008. Poi il Padova, il salto al Milan, le notti da predestinato, i gol da copertina, l’esplosione definitiva e anche le prime difficoltà. Dopo la parentesi al Monaco, nel gennaio 2016 arriva la Roma: debutto all’Olimpico, gol di tacco contro il Frosinone, otto reti in pochi mesi e riscatto immediato. Da lì inizia una storia lunga, interrotta solo dall’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua e poi ripresa nel 2021.
Con la Roma, il Faraone ha vissuto stagioni diverse, allenatori diversi, ruoli diversi. Ala, quinto, riserva di lusso, titolare nei momenti complicati, uomo-spogliatoio. Ha segnato, corso, aspettato, accettato la panchina e spesso cambiato le partite senza mai perdere eleganza e misura.
Non è un addio al calcio
Il saluto è alla Roma, non al calcio. El Shaarawy vuole continuare, possibilmente in Italia, in un contesto più adatto alla fase attuale della sua carriera. Torino e Genoa sono tra le squadre interessate al parametro zero: per i rossoblù sarebbe anche un ritorno alle origini, nel club che lo ha formato e lanciato.
Alla Roma lascia numeri, ricordi e una sensazione rara: quella di un giocatore mai urlato, ma sempre riconosciuto. Il gol contro il Chelsea, la Conference League, la fascia da capitano, gli strappi nei finali, gli applausi dell’ultima notte. Il Faraone se ne va senza chiudere la porta al calcio. Ma chiude una casa. E Roma, stavolta, lo ha capito fino in fondo.