La crisi interna tra Gian Piero Gasperini, Claudio Ranieri e la proprietà ha riportato al centro una domanda che accompagna da tempo il mondo giallorosso: chi decide davvero a Trigoria. In questo contesto si inserisce l’affondo di Trevisani, che a Cronache di Spogliatoio ha criticato duramente la gestione Friedkin, sostenendo che il club avrebbe dovuto puntare prima su un dirigente di spessore e solo dopo sui grandi nomi del campo.
Il cuore dell’attacco
Il passaggio più duro è quello in cui Trevisani mette in fila i simboli dell’era americana: “forse dovrebbero prendere un dirigente forte prima di Dybala, Lukaku, Mourinho, Gasperini”. Il senso è chiaro: senza una struttura sportiva forte, anche le operazioni più pesanti rischiano di restare scollegate da un vero progetto. È una critica che tocca il cuore della discussione attuale, perché arriva proprio mentre la Roma è bloccata tra il caso Ranieri-Gasperini, i rinnovi congelati e un futuro tecnico ancora tutto da chiarire.
Shipley e il tema della catena di comando
Trevisani cita poi anche Ed Shipley, figura molto vicina ai Friedkin e tornata centrale nella gestione della crisi. Negli ultimi giorni diverse ricostruzioni hanno descritto Shipley come uomo di fiducia della proprietà e mediatore nella tregua imposta tra Gasperini e Ranieri. Ed è proprio qui che l’intervento del giornalista diventa più politico: non basta avere consulenti o uomini fedeli alla proprietà, serve una figura riconosciuta nel calcio italiano, capace di tenere insieme spogliatoio, mercato e visione. È questo, oggi, il vero atto d’accusa rivolto ai Friedkin.