Roma-Bologna 3-4 una partita folle, che purtroppo ci vede dover uscire da questa coppa, quella che in fondo rimane la nostra coppa, con cui continueremo ad avere un conto in sospeso. La Roma fatica, la Roma subisce, la Roma è disattenta, tutto giusto, ma qualcosa di buono ieri c’è stato: la fame.
A una squadra che va sotto e rimonta, per ben 2 volte e per giunta due gol, gli si può dire di tutto, ma non che pecchi di voglia. Ieri, quelli con la maglia rossa hanno corso, hanno lottato, hanno sudato e penso che questo sia stato evidente. Sfortunatamente in campo si gioca in 22 e, come diceva qualche filosofo “la palla è rotonda” e quindi ecco che, una partita dominata dal punto di vista del gioco, si è trasformata nell’ultimo psicodramma di una stagione che, di andare nel verso giusto non ne vuole proprio sapere. Ma un gol al 111′ minuto, nato da una punizione inesistente, su un contropiede che ci ha colto di sorpresa nel nostro momento di massimo sforzo non può essere l’emblema di una partita che ci ha visto lottare sia in campo che fuori.

Eppure il vento soffia ancora
Ed ecco quindi che 60 mila romanisti ieri sono usciti col capo chino dall’Olimpico, borbottando col vicino su quale sia il motivo di questa sconfitta: “la corpa è der mercato” diceva un signore accanto a me… ma quale mercato. Ieri poteva scendere in campo anche il magazziniere ma so che avrebbe avuto la stessa fame degli altri, perché conta la voglia, conta lo spirito, spirito che ci hanno messo quelle 10 mila anime in Curva Sud che, come me, ieri sera, non hanno guardato chi ha indossato la maglia, ma come l’ha indossata.
E alla fine, questo dannato sport, ci darà sempre un’altra possibilità, un’altra occasione. Domenica c’è il Lecce… stesse persone, stesso posto, stessa voglia.
Forza Roma.