Gasperini fa chiarezza sulla cena con Totti: nessun vertice, ma un messaggio preciso sì

Il tecnico della Roma spegne le letture politiche e dirigenziali, però dalle sue parole emerge un dettaglio tutt’altro che banale sul rapporto con Francesco Totti

Jacopo Mandò -
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Francesco Totti
Totti e la Roma: Gasperini parla della cena – Romaforever.it

Nel rumore che accompagna sempre la Roma, basta una cena per trasformare tutto in un caso. E infatti, alla vigilia della trasferta contro il Genoa, a Gian Piero Gasperini è stato chiesto anche dell’incontro con Francesco Totti, tra ipotesi di ruolo, scenari futuri e possibili riflessi societari. La risposta del tecnico, però, è stata molto più asciutta del racconto che si era creato intorno. Niente summit, niente discorsi di potere, niente investitura particolare: solo un confronto tra due uomini di calcio che finora, da quando Gasperini è arrivato a Roma, non si erano mai davvero seduti allo stesso tavolo.

Nessun caso

Il punto principale è che Gasperini ha voluto togliere dal tavolo qualunque interpretazione istituzionale. Non si sente nella posizione di proporre ruoli, non ha aperto lui il tema e non ha presentato la cena come un passaggio strategico per il futuro del club. Anzi, la definizione scelta è stata quasi disarmante: “cena normalissima”. Una frase che serve a raffreddare il clima, ma che al tempo stesso conferma una cosa: quando si parla di Totti, dentro la Roma, il rumore resta sempre altissimo anche se il contenuto è semplice.

Il dettaglio che conta davvero

La parte più interessante, però, arriva subito dopo. Perché Gasperini non si è limitato a minimizzare: ha anche speso parole di stima molto forti sul modo in cui Totti legge il calcio, definendolo diretto, alto nelle valutazioni, piacevole da ascoltare. È qui che il pezzo cambia tono. Perché, se da una parte il tecnico dice che hanno “parlato di calcio, basta”, dall’altra fa capire che quel confronto non è stato affatto vuoto. Nessuna svolta societaria, dunque, ma un riconoscimento calcistico vero a una figura che, a Roma, continua inevitabilmente a pesare anche quando non ha un ruolo formale.