Un prestito non è sempre un “vai e torna”. A volte è un messaggio: a te stesso, al club, al futuro. La Roma ha definito la cessione in prestito di Sangaré all’Elche, operazione chiusa nei dettagli secondo Romano.
Il terzino classe 2007, nato proprio a Elche, torna in patria per cercare minutaggio vero e responsabilità vere: quelle che non trovi in Primavera, neanche se sei un punto fermo.
Perché questo prestito ha senso
Sangaré, in stagione, non ha ancora messo minuti ufficiali in prima squadra: è il classico “talento in attesa di contesto”.
E allora il prestito diventa un acceleratore: più partite “adulte”, più letture difensive, più duelli da vincere quando le gambe bruciano. Non è solo crescere tecnicamente: è imparare a reggere il ruolo, settimana dopo settimana.
La palestra spagnola
Non è (solo) una palestra: l’Elche oggi è in Liga, quindi il salto per Sangaré è ancora più interessante (e più duro). Qui non vai “a fare esperienza” in astratto: vai a misurarti con un livello atletico e tattico che ti punisce al primo dettaglio, e proprio per questo ti accelera davvero — se trovi minuti, torni a Trigoria con un’altra pelle; se non li trovi, almeno capisci subito cosa ti manca per starci. Ed è anche questo il senso della scelta: mettere il ragazzo in un contesto che non ti regala niente, ma che ti obbliga a crescere in fretta.