Dovbyk senza filtri: “A Roma l’errore non è un’opzione, non mi divertivo più”

Le dichiarazioni dell’attaccante ucraino sulla sua esperienza in giallorosso

Jacopo Pagliara -
Tempo di lettura: 2 minuti
Artem Dovbyk
Artem Dovbyk (RomaForever.it)

L’avventura di Artem Dovbyk alla Roma si è chiusa tra incomprensioni e una profonda delusione, sentimenti che l’attaccante ucraino non ha esitato a condividere. In una sincera intervista rilasciata a La Repubblica, il nuovo centravanti del Bologna ripercorre le tappe della sua travagliata esperienza nella Capitale. Dalla fiducia venuta meno fin dal ritiro al mancato trasferimento al Milan sul gong del mercato, fino all’infortunio e al peso psicologico di una piazza in cui “l’errore non è un’opzione”. Dovbyk dipinge il quadro di un ambiente complesso e segnato dalla continua instabilità tecnica, capace di penalizzare l’intera squadra, compresi fuoriclasse come Paulo Dybala. Oggi, in rossoblù, l’obiettivo è uno solo: ritrovare la gioia del campo.

Le dichiarazioni di Artem Dovbyk

Ripercorrendo i motivi del suo addio alla Capitale, il centravanti rivela quanto la mancanza di fiducia da parte del club e le dinamiche di mercato abbiano inciso sul suo percorso in giallorosso:

La scorsa stagione è stata difficile, per l’infortunio, certo, ma quello è arrivato dopo. Finito il ritiro, la Roma mi ha detto di andare altrove a cercare minuti, ma non c’è stato tempo. Sono stato molto vicino al Milan, ma mancavano tre giorni alla fine del mercato e non ci fu tempo. Sono rimasto, provando a convincere l’allenatore di meritare più spazio, ma ho iniziato la stagione giocando poco e mi hanno fatto capire che sarei stato l’attaccante di riserva. Mi stavo preparando per un’annata lunga, da protagonista, ed è stato difficile realizzare che così non sarebbe stato. Giocavo sempre meno e non mi divertivo più. Poi mi sono infortunato. Insomma, è capitato di tutto e ora voglio solo giocare e godermi il campo“.

Artem Dovbyk
Artem Dovbyk (foto asroma.com)

Oltre alle difficoltà a livello personale, l’attaccante si sofferma sul peso dell’ambiente romano e sulla continua instabilità tecnica che ha finito per condizionare l’intera squadra, soffocandone il potenziale:

“Anche a Roma c’erano giocatori fantastici nel ruolo, come Dybala, Soulé, El Shaarawy. Ma giocare là è diverso, c’è tanta pressione, l’errore non è un’opzione. Magari in una partita mi capitava una sola occasione, e se non la segnavo era finita. Sono passati tanti allenatori, eppure nel club è cambiato molto e dal campo per me era difficile capire tutto questo. Diversi di noi non hanno potuto dare il meglio. Persino uno come Dybala ha avuto difficoltà”.