Foti: “Tirana è per sempre. Si era creato qualcosa di magico”

Le parole dell’ex vice allenatore giallorosso ai tempi di Mourinho

Jacopo Pagliara -
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Mourinho e Foti
Mourinho e Foti (RomaForever.it)

Salvatore Foti torna a parlare del suo passato in giallorosso. Sulle pagine del quotidiano Il Corriere dello Sport, l’ex storico vice di José Mourinho ha riavvolto il nastro dei ricordi legati alla sua avventura capitolina, regalando ai lettori anche alcuni interessanti retroscena inediti sulla figura dello Special One. Di seguito le sue dichiarazioni.

Le parole di Salvatore Foti

Riflettendo sul proprio temperamento in panchina, Foti ammette: «Alcuni gesti non li rifarei, ma alla squadra devi trasmettere qualcosa. Si gioca tutti insieme, panchina compresa».

Riguardo a ciò che, al contrario, ripeterebbe senza esitazioni, non ha dubbi: «Se parliamo di Roma, tutto: un’esperienza che ti entra dentro completamente, quando mi chiamò Mou per essere il suo vice ero felice come un bambino la mattina di Natale».

La memoria va inevitabilmente alla storica notte del 25 maggio 2022: «Tirana è per sempre».

José Mourinho con la Conference
José Mourinho con la Conference (RomaForever.it)

Scegliere il ricordo più bello di quel trionfo risulta però un’impresa ardua: «Impossibile scegliere, ce ne sono talmente tanti… Ma uno significativo lo posso rivelare».

Il retroscena svelato riguarda i momenti immediatamente precedenti la gara: «Sapete quanto è durata la riunione prepartita il giorno della finale? Ve lo dico io: trenta secondi, forse quaranta. Non siamo arrivati al minuto».

Il discorso motivazionale di Mourinho in quegli istanti fu infatti fulmineo: «Eccole: non vi devo dire nulla, dobbiamo solo prendere la coppa e portarla a Roma».

Un aneddoto che testimonia perfettamente la forza e la coesione di quel gruppo: «Assolutamente, si era creato qualcosa di magico. Al netto dell’inevitabile timore che porta una finale, c’era veramente la convinzione che avremmo vinto. José ne aveva fatte tante di partite così, tutta l’organizzazione passava da lui. L’hotel vicino allo stadio, quello delle famiglie distante così da restare concentrati, la magia di una squadra davvero tanto tanto unita. Mi viene in mente anche un altro discorso di Mou che chiarisce tanto di quel periodo».

Zaniolo con la Conference League
Zaniolo con la Conference League (RomaForever.it)

L’ex vice allenatore rievoca quindi un altro momento chiave vissuto pochi giorni prima della finale in Albania: «Torino-Roma, cinque giorni prima della finale. Vinciamo 3-0 con doppietta di Abraham e gol di Pellegrini e siamo sicuri dell’Europa League. Torniamo nello spogliatoio, lui raduna tutta la squadra: “Oggi abbiamo fatto il nostro lavoro, mercoledì andiamo a fare la storia”. Pochissime parole, anche in quel caso, ma i ragazzi non vedevano l’ora di scendere in campo a Tirana».

Passando alla dolorosa finale di Budapest dell’anno successivo, l’amarezza è ancora vivida: «Ancora adesso non riesco a guardare con serenità una partita di Europa League. Fa davvero male. Quella coppa la meritavamo noi. Tornati a casa non parlai per 20 giorni, avevo gli incubi».

Sulle insistenti voci di un possibile addio dello Special One in caso di vittoria in Ungheria, Foti precisa: «All’epoca me lo chiesero anche i giocatori, la verità è che io non lo sapevo allora e non lo so adesso. Di certo, lui amava e ama tanto Roma, l’ha detto anche di recente».

Riguardo all’attuale guida tecnica affidata a Gasperini, il giudizio è assolutamente positivo e convinto: «Certo che sì. Lo dimostrano i fatti. È uno dei migliori in Italia e io sono contento per tanti dei nostri ragazzi».

Con alcuni di quei giocatori, infatti, il legame è rimasto molto solido: «Pellegrini e Mancini, soprattutto. Lorenzo mi è venuto a trovare quando ero in ritiro a Frosinone, persona speciale».

Lorenzo Pellegrini
Lorenzo Pellegrini (foto asroma.com)

Sui turbolenti giorni dell’esonero arrivato a gennaio 2024, il rammarico è invece evidente: «Non lo so, posso dire che l’esonero di Mourinho, e di conseguenza di tutto lo staff, fu per tutti una bella botta. L’anno di Budapest avevamo vissuto una stagione magica, fino ad aprile eravamo sempre in piena lotta Champions, poi si fecero male alcuni giocatori, tra cui Dybala e Smalling, e decidemmo di puntare tutto sull’Europa League».

Sulle condizioni fisiche di Paulo Dybala in quel periodo cruciale, resta un forte dispiacere: «Enorme. La preoccupazione principale di tutti gli allenatori deve essere sempre e solo la salute di Dybala, gioca un calcio di visione e tecnica uniche».

A chi vede nella tenuta fisica un limite per l’attaccante argentino, Foti risponde difendendone il valore assoluto: «Se discutiamo il talento di un campione così sbagliamo tutto. Ma, ripeto, noi lavorammo per portarlo a Budapest perché avevamo deciso di giocarci tutto lì, in una partita dove, tra l’altro, per oltre un’ora facemmo benissimo».

Valutando col senno di poi la scelta di concentrare tutte le energie sulla coppa europea, la riflessione è profonda: «Facile parlare a posteriori, però se ripenso ad alcuni momenti di quei mesi ho ancora i brividi».

Tra quei momenti indimenticabili, uno spicca su tutti per intensità e attaccamento: «Leverkusen, la semifinale di ritorno. Una battaglia, il manifesto di cosa era diventata la squadra. Quelli eravamo noi, compattezza, solidarietà, solidità e efficacia. Conservo nel cuore qualcosa di veramente speciale».