Il terremoto seguito alla mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale continua a produrre effetti ai vertici del calcio italiano. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, si apre ufficialmente la corsa alla presidenza della FIGC.
Al momento, il nome in vantaggio è quello di Giovanni Malagò. L’ex numero uno del CONI ha già incassato il sostegno di 18 club, un segnale forte in vista delle elezioni fissate per il prossimo 22 giugno.
Non tutti, però, sono d’accordo: Lazio e Hellas Verona si sono espresse contro la sua candidatura.
Effetto Bosnia
A pesare sul cambio ai vertici è stato il clamoroso fallimento della Nazionale, eliminata dalla Bosnia-Erzegovina nei playoff. Una sconfitta che ha sancito la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, aprendo una crisi senza precedenti.
Il nuovo presidente FIGC avrà subito una doppia responsabilità: ricostruire il sistema e scegliere il nuovo commissario tecnico della Nazionale.
Le prossime settimane saranno decisive per delineare il futuro del calcio italiano, chiamato a una profonda rifondazione dopo anni difficili.
Le elezioni del 22 giugno rappresentano quindi un passaggio cruciale. Malagò parte in vantaggio, ma il quadro potrebbe ancora cambiare.