Oltre il danno, la beffa: il premio chiesto dagli azzurri prima della Bosnia

Secondo un retroscena pubblicato da la Repubblica, un gruppo di giocatori dell’Italia avrebbe ragionato su un premio da 300 mila euro in caso di qualificazione al Mondiale 2026

Jacopo Mandò -
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Italia
Italia, tra bonus e caos FIGC: il clamoroso retroscena pre-partita – Romaforever.it

Ci sono sconfitte che fanno male. E poi ci sono quelle che, col passare delle ore, fanno ancora più rumore per tutto quello che emerge attorno. L’ultima indiscrezione sulla Nazionale appartiene a questa seconda categoria. Secondo la Repubblica, alla vigilia dello spareggio perso contro la Bosnia, nello spogliatoio azzurro sarebbe circolata l’idea di chiedere un premio economico per l’eventuale qualificazione al Mondiale: circa 300 mila euro complessivi da dividere tra i 28 convocati, poco più di 10 mila euro a testa. Una ricostruzione poi ripresa anche da altri media sportivi nelle ore successive.

Un retroscena che stona con tutto

Va detto con chiarezza: si tratta di un retroscena giornalistico attribuito da la Repubblica e rilanciato da altre testate, non di una comunicazione ufficiale della FIGC. Ma anche restando su questo piano, il punto è già enorme. Perché in un momento in cui l’Italia si giocava l’accesso a un Mondiale diventato quasi un’ossessione nazionale, sapere che dentro il gruppo si parlasse anche di bonus economici produce una sensazione inevitabile di stonatura. Non per la cifra in sé, che nel calcio di oggi può persino sembrare marginale, ma per il principio: certe partite dovrebbero vivere di responsabilità, orgoglio e peso della maglia, non di incentivi da negoziare alla vigilia.

Il punto non è solo morale, ma simbolico

Il dettaglio pesa ancora di più se lo si mette accanto al danno economico provocato dall’eliminazione. Secondo le stime circolate nei giorni successivi a Bosnia-Italia, la mancata qualificazione costa alla FIGC decine di milioni tra premi di partecipazione, sponsor e ricavi collegati al torneo. In questo contesto, il retroscena dei 300 mila euro diventa il simbolo perfetto di un movimento che sembra avere perso la misura delle cose: prima il campo, poi il disastro, poi la sensazione che nessuno abbia davvero capito cosa significhi vestire l’azzurro in uno dei momenti più bassi della sua storia. Ecco perché, oltre alla rabbia, resta soprattutto una parola: inopportuno.