In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il “Divino” Paulo Roberto Falcao ha riaperto l’album dei ricordi legati alla sua indimenticabile avventura con la maglia della Roma, soffermandosi in particolare su Carlo Ancelotti. L’ex fuoriclasse brasiliano ha svelato affascinanti retroscena tattici legati alle intuizioni di Nils Liedholm, capaci di esaltare le qualità del giovane Ancelotti spostandolo al centro del campo. Non sono mancati i riferimenti al dolore mai sopito per il gol annullato a Turone, che ancora oggi gli costa notti insonni, e un affettuoso parallelismo tra lo stile manageriale di Carletto Mazzone e la proverbiale calma del “Barone”. Queste sono state le sue parole.
Le dichiarazioni di Falcao
Ripercorrendo i suoi primi tempi in giallorosso e l’impatto con un giovane Carlo Ancelotti, l’ex fuoriclasse brasiliano svela un affascinante retroscena tattico condiviso con il Barone Liedholm: «Carlo era un ottimo giocatore, aveva tanta forza, marcava bene e tirava in porta con grande criterio. Quando sono arrivato giocava quasi come ala sinistra, perché il nostro attacco era con Bruno Conti a destra e Pruzzo in mezzo. Liedholm mi chiese cosa pensassi della squadra e io gli dissi che ci mancava una ripartenza veloce, giocavamo la palla ma non avevamo contropiede. “E poi Carletto a sinistra è sprecato”, gli dissi. Liedholm mise li Roberto Scarnecchia, che era molto veloce, e accentrò Ancelotti. Siamo partiti e non abbiamo vinto lo scudetto solo per il famoso gol di Turone. Uno scandalo».

Quel tricolore sfumato per il celebre episodio arbitrale resta però una ferita ancora aperta nei ricordi del brasiliano, un rammarico impossibile da cancellare: «Ci penso eccome. Ci sono delle notti di insonnia che mi torna in mente quel gol, e quando succede posso dimenticarmi di dormire».
Guardando invece all’incredibile parabola in panchina del tecnico emiliano, Falcao confessa che in quegli anni era quasi impossibile immaginare una simile evoluzione, riconoscendo tuttavia le chiare influenze che lo hanno guidato: «No. Quando giocavamo insieme non l’avrei mai detto. All’epoca si diceva che io fossi un allenatore in campo: non so se Carlo ha imparato qualcosa da me! (ride ndr). Quando ha iniziato ad allenare ha preso ispirazione soprattutto da due persone: Arrigo Sacchi e Nils Liedholm. Carlo ha tanto di Liedholm, la calma, l’ironia, la battuta pronta, il carisma, la leggerezza. Anche per questo sono fiducioso per questo Mondiale».