La Roma è tornata in Champions League dopo sette anni e il pensiero corre anche all’ultima grande notte europea vissuta dai giallorossi nella competizione. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Eusebio Di Francesco ha ripercorso il suo periodo romanista, tra orgoglio, ferite e qualche rimpianto ancora vivo. La sua Roma arrivò in semifinale nel 2018, battendo il Barcellona con una rimonta entrata nella storia, prima dell’eliminazione contro il Liverpool. Al ritorno vinse 4-2 all’Olimpico, ma non bastò dopo il 5-2 dell’andata.
Il rimpianto Champions
Il passaggio più forte riguarda proprio quella semifinale. Di Francesco ha ricordato così il suo percorso europeo: “Se ci fosse stato il Var forse saremmo andati in finale nel 2018”. Una frase che riporta alla mente una delle eliminazioni più discusse della storia recente giallorossa. Poi il 2019, l’uscita agli ottavi contro il Porto e l’esonero arrivato dopo il derby perso con la Lazio. Il tecnico non si nasconde: “Mi fece male, anche se un po’ me la sono cercata”. La Roma lo salutò il giorno dopo l’eliminazione europea, chiudendo una parentesi intensa e piena di contrasti.
De Rossi e Soulé, il filo resta
Nell’intervista c’è anche un lato più personale. Di Francesco ha citato Daniele De Rossi, oggi allenatore in crescita, e Matias Soulé, tra i primi a scrivergli dopo l’ultima grande soddisfazione sportiva. “Sono tutti cresciuti con me”, ha raccontato l’ex tecnico. È il filo invisibile che lega generazioni diverse della Roma: chi quella Champions l’ha vissuta in campo, chi oggi prova a costruirne una nuova, chi è passato da Trigoria e continua a portarsi dietro qualcosa. La nuova Roma di Gasperini riparte da un presente diverso, ma certe notti restano nella memoria del club. E Di Francesco, nel bene e nel dolore, ne ha firmata una delle più grandi.