Una confessione forte, personale, a tratti durissima. Cicinho, ex terzino della Roma e del Real Madrid, ha raccontato a La Gazzetta dello Sport il suo passato segnato dalla dipendenza dall’alcol, soffermandosi anche sugli anni vissuti nella Capitale. Il brasiliano, arrivato in giallorosso nel 2007 dopo l’esperienza al Real, aveva già parlato pubblicamente negli anni scorsi dei suoi problemi con l’alcol e del percorso spirituale che lo ha aiutato a cambiare vita.
Totti, Roma e l’arrivo dal Real
Il passaggio più romanista dell’intervista riguarda il suo trasferimento a Trigoria. Cicinho ha raccontato che fu Doni a metterlo in contatto con Francesco Totti tramite Skype: “Totti mi disse: ‘Guarda che i Galacticos siamo noi’. Mi convinse subito”. Una frase perfetta per raccontare il fascino di quella Roma, capace di attirare un giocatore reduce dal Real Madrid anche grazie al peso del suo capitano.
Il brasiliano ha ricordato anche il legame storico tra la Roma e i suoi connazionali, citando figure come Cafu, Aldair e Zago. Nella Capitale trovò inizialmente spazio con Luciano Spalletti, ma dopo un nuovo problema al ginocchio nel 2009 il rapporto con la quotidianità sportiva tornò a complicarsi.
Bruno Conti e il lato più difficile
La parte più dura riguarda gli eccessi vissuti a Roma. Cicinho ha raccontato: “A Roma ho fatto il record: 70 birre e 15 caipirinhe in un solo giorno. Più due pacchetti di sigarette”. Parole fortissime, che mostrano il lato nascosto di una carriera condizionata da fragilità, infortuni e dipendenza.
In quel periodo, però, qualcuno provò ad aiutarlo. Il brasiliano ha indicato soprattutto Bruno Conti: “Mi parlava sempre con affetto: ‘Cicinho, meno feste e più allenamento’”. Un ricordo che dice molto del rapporto rimasto con l’ambiente giallorosso. Oggi Cicinho non beve da anni, vive in Brasile e guarda a quel passato senza nasconderlo. Anche per questo la sua storia resta potente: non solo calcio, ma caduta, aiuto e rinascita.