Il progetto del nuovo stadio della Roma a Pietralata non si ferma, ma resta dentro una fase delicata. L’ultimo passaggio arriva dal TAR del Lazio, che ha respinto l’istanza dei comitati contrari all’opera per bloccare tutte le attività preparatorie nell’area interessata. Il punto, però, non è ancora chiuso: fino alla camera di consiglio del 13 maggio 2026 rimane valido il divieto di abbattimento degli alberi. In sintesi: la Roma può andare avanti con le operazioni preliminari, ma non può superare quel limite ambientale fissato dai giudici.
Il TAR chiarisce: lavori sì, alberi no
La novità principale riguarda il perimetro esatto dello stop. Il magistrato ha chiarito che attività come “pulizia del sottobosco, movimentazione e preparazione del terreno” non violano il precedente provvedimento cautelare, perché non coincidono con l’abbattimento della vegetazione arborea. Per questo la richiesta di sospendere tutto è stata respinta. Resta invece congelato il taglio dei 26 alberi al centro del ricorso, almeno fino al 13 maggio, quando il tribunale entrerà nel merito della questione. È un passaggio tecnico, ma pesante: il progetto resta vivo, mentre il fronte giudiziario continua a rappresentare la vera variabile dei prossimi giorni.
Pietralata, il piano resta strategico
Sul piano amministrativo, il percorso aveva già incassato un passaggio fondamentale: il 13 marzo 2026 l’Assemblea Capitolina ha approvato in via definitiva il Progetto di fattibilità tecnica ed economica, confermando il pubblico interesse dell’opera nel quadrante di Pietralata. Il nuovo impianto dovrebbe avere 60.605 posti, una curva da 23.000 spettatori, museo, fan store e spazi aperti alla città. L’investimento complessivo supera il miliardo di euro. Ora la domanda è semplice: quanto peserà la decisione del 13 maggio sul cronoprogramma? Per la Roma è un passaggio enorme, non solo urbanistico ma identitario.