Roma: cessato il progetto “AS Roma for special”, la lettera dei genitori

Il club giallorosso non rinnoverà il progetto a partire dal 30 giugno

Jacopo Pagliara -
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AS Roma for special
AS Roma for special (foto asroma.com)

La Roma ha comunicato la decisione di interrompere, a partire dal prossimo 30 giugno, il rapporto di collaborazione con la cooperativa sociale che attualmente cura la gestione del progetto “AS Roma For Special”. Si tratta della squadra composta da 22 ragazzi con disabilità intellettivo-relazionale, protagonisti negli ultimi anni di un percorso sportivo e umano significativo.

La notizia ha generato un forte senso di delusione e amarezza tra le famiglie degli atleti, che da circa tre stagioni vedono i propri figli scendere in campo indossando con orgoglio la maglia giallorossa. I giovani calciatori hanno infatti partecipato con continuità alle competizioni organizzate dalla Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale della FIGC, vivendo un’esperienza di inclusione, crescita e appartenenza.

Secondo quanto emerge, la scelta della società rischia di interrompere un progetto che, oltre al valore sportivo, rappresentava un importante punto di riferimento sociale per i ragazzi coinvolti e per le loro famiglie, rendendo ancora più sentito il disappunto espresso dai genitori.

AS Roma for special
AS Roma for special (foto asroma.com)

La lettera dei genitori: “Trattamento immotivato e inqualificabile”

“La squadra AS Roma For Special, composta da 22 atleti e atlete con disabilità intellettivo-relazionale, partecipa da anni ai tornei della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale della FIGC. Dal 30 giugno questi ragazzi e ragazze non potranno più vestire la maglia giallorossa. L’AS Roma ha deciso di non rinnovare la collaborazione con la cooperativa sociale che gestisce il progetto, comunicando di fatto lo scioglimento della squadra. Un trattamento che noi genitori giudichiamo immotivato e inqualificabile. Mai ci saremmo aspettati che i nostri figli venissero trattati come semplici “figurine” da accantonare, e non come esseri umani con diritti, sentimenti e una passione autentica per i colori della Roma. Dopo anni in cui il club ha giustamente celebrato questi atleti come parte della “grande famiglia giallorossa”, l’improvvisa interruzione del percorso lascia un vuoto doloroso e lancia un messaggio preoccupante: anche nello sport, l’inclusione rischia di rimanere una bella parola solo finché è conveniente.”