Per Pellegrini, la stagione 25/26 vive di alti e bassi. Ad, esempio, il dato rilanciato da Kickest restituisce l’immagine di un giocatore spesso a centimetri dal gol anche da fermo: 5 legni su 31 punizioni tentate in Serie A nelle ultime cinque stagioni. L’ultima fotografia è arrivata proprio in Roma-Pisa, quando il numero 7 ha colpito una traversa prima di fermarsi per l’infortunio che lo ha costretto a uscire all’intervallo.
I centimetri cambiano i giudizi
Nel calcio, però, i centimetri cambiano tutto. Se una punizione entra, diventa un colpo da capitano; se prende il palo, resta solo un’occasione sfiorata. E attorno a Pellegrini questo meccanismo è diventato quasi abituale. Il dato sui legni racconta sì un limite statistico nel trasformare le punizioni in gol, ma racconta anche una dose evidente di sfortuna: quasi il 16% dei suoi tentativi si è stampato sul palo o sulla traversa. Un’enormità per un giocatore che spesso viene giudicato soltanto dal tabellino finale.
L’infortunio e il peso delle critiche
Come se non bastasse, contro il Pisa è arrivata un’altra tegola: gli esami hanno evidenziato una lesione al flessore della coscia destra, con uno stop stimato di circa quattro settimane. Salterà almeno le gare contro Atalanta, Bologna e Fiorentina. In questo contesto, il rapporto con parte della piazza resta complicato: negli ultimi giorni sono riemersi anche segnali di contestazione diretta nei suoi confronti. Ma il punto, forse, è proprio questo: Pellegrini è diventato spesso il volto su cui si scaricano frustrazioni collettive, anche quando la sua stagione racconta più fragilità e sfortuna che superficialità o scarso impegno.