Prima di tutto va messo un punto fermo: oggi si parla di scenario, non di svolta già definita. Dopo l’eliminazione dell’Italia ai rigori contro la Bosnia, Gattuso non ha annunciato dimissioni immediate e nel post partita ha detto che parlare del suo futuro non era la priorità. Però attorno alla panchina azzurra si è già aperto il toto-successore, con Antonio Conte tra i nomi più caldi e Gasperini comunque presente nel discorso pubblico, anche se più defilato.
Non perderebbe solo un allenatore
Se davvero la FIGC dovesse affondare sul tecnico della Roma, il club giallorosso perderebbe molto più dell’uomo della domenica. Gasperini ha firmato fino al 2028 ed è stato scelto dalla società come figura centrale del nuovo corso: la Roma lo ha presentato come il profilo giusto per guidare la prima squadra, sottolineandone tattiche innovative, cultura del lavoro e capacità di valorizzare i giocatori. Non è il ritratto di un traghettatore, ma quello di un allenatore attorno a cui costruire un’identità.
Salterebbe il progetto tecnico
Il punto più delicato è proprio questo: la Roma non ha affidato a Gasperini solo una panchina, ma una direzione. Nella sua presentazione ha spiegato che la proprietà gli ha chiesto di “creare qualcosa di costruttivo, di forte” e di alzare il livello della squadra, dentro un percorso sostenibile ma ambizioso. In più, il club ha persino pubblicato un contenuto ufficiale per spiegare la sua idea di calcio: difesa a tre, pressione in avanti, marcature aggressive, partecipazione di tanti uomini al gioco. Se andasse via lui, non resterebbe un sistema pronto all’uso, ma un progetto improvvisamente da ripensare.
Mercato e giovani andrebbero riscritti
C’è poi un altro aspetto che a Roma pesa tantissimo: la costruzione della rosa. A gennaio, parlando del lavoro da fare, Gasperini aveva indicato l’obiettivo di formare “un nucleo forte di 15-16 giocatori molto competitivi” e, su quella base, far crescere i giovani del vivaio per rendere il club più solido e più sostenibile. È una frase che racconta benissimo il senso del suo mandato. Un eventuale passaggio in Nazionale costringerebbe la società a scegliere se cercare un altro tecnico di continuità oppure cambiare di nuovo pelle. E nel secondo caso salterebbero non solo idee tattiche, ma anche criteri di mercato, sviluppo dei giovani e gerarchie interne. Questa è un’inferenza, ma poggia direttamente su ciò che Gasperini ha indicato come linea di crescita della squadra.
E arriverebbe nel momento peggiore
In più, il timing renderebbe tutto ancora più pesante. La Roma è in piena corsa Champions e il primo appuntamento dopo la sosta è il big match di San Siro contro l’Inter, in programma domenica 5 aprile alle 20:45. La squadra arriva a questa fase con varie assenze pesanti: Dovbyk, Ferguson, Dybala, Koné e Wesley non saranno della partita. In un contesto del genere, perdere anche l’allenatore significherebbe far saltare equilibrio, programmazione e gestione dell’emergenza.
Ecco perché, tra i papabili per il dopo-Gattuso, il nome di Gasperini è quello che a Roma farebbe più paura. Conte in azzurro sarebbe un ritorno mediatico e politico enorme. Gasperini in azzurro, invece, costringerebbe la Roma a riaprire un cantiere che ha appena iniziato a prendere forma. E oggi, per i giallorossi, sarebbe il rischio più pesante di tutti.