L’Italia ha battuto 2-0 l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff grazie ai gol di Sandro Tonali e Moise Kean, scrollandosi di dosso un bel po’ di tensione e conquistando la finale di martedì 31 marzo a Zenica contro la Bosnia ed Erzegovina. In mezzo a una serata che andava vinta e basta, però, c’è stato anche un segnale molto chiaro per Gattuso: la partita di Gianluca Mancini. Pulita, seria, da leader. E forse anche più importante di quanto racconti il rumore uscito dopo il match.
La partita silenziosa che pesa
Mancini ha chiuso la sfida 95 tocchi e 68 passaggi riusciti su 72, cioè il 94% di precisione. Ancora più interessante il dettaglio: 34 passaggi completati nella metà campo avversaria, 3 lanci lunghi riusciti su 4 e anche 1 passaggio chiave. Non è solo amministrazione, è partecipazione vera alla costruzione. E dietro, dove si giudica davvero un difensore, ha lasciato altri segnali forti: 4 chiusure difensive, 1 intercetto, 1 tiro bloccato, 0 dribbling subiti. Presente, attento, mai fuori linea. Anche la heatmap dice questo, perché lo mostra attivo e alto nel corridoio di destra, proprio da braccetto che accompagna, legge e porta fuori la palla quando serve.
Un ruolo che oggi parla romanista
La sensazione è semplice: nel ruolo di braccetto destro della difesa a 3, in questo momento, Mancini offre all’Italia qualcosa che pochi altri garantiscono con la stessa continuità. Non solo aggressività e letture, ma anche personalità nella gestione del possesso. È un difensore che sporca il gioco degli altri e allo stesso tempo aiuta il suo a respirare. Per questo la sua partita contro l’Irlanda del Nord vale più di una sufficienza larga: è quasi una candidatura pesante in vista del futuro. E in finale ci sarà un altro pezzo di Roma, perché la Bosnia si è qualificata battendo il Galles ai rigori dopo l’1-1 dei tempi supplementari, rimontando con il gol nel finale di Edin Dzeko. Insomma, a Zenica ci sarà in palio il Mondiale 2026, ma per i tifosi giallorossi ci sarà anche una sfida piena di incroci familiari.