La tabella che hai condiviso dice una cosa molto chiara, quasi brutale: nella Roma manca il dribbling come arma strutturale. I tre migliori giallorossi per dribbling completati p90, con almeno 500 minuti giocati, sono Matias Soulé con 1.33, Manu Koné con 1.19 e Evan Ferguson con 1.04. Numeri bassi, soprattutto se confrontati con il resto della Serie A, dove tante squadre hanno almeno un uomo sopra quota 2, e alcune addirittura due.
Un piccolo atlante del dribbling in Serie A. Per ogni squadra abbiamo preso i tre giocatori con più dribbling completati per 90 minut. Il filtro è almeno 500 minuti giocati, così da evitare picchi di chi ha giocato troppo poco. Sono stati inoltre esclusi i giocatori che hanno… pic.twitter.com/rYoNkJ9Xzc
— Kickest (@Kickest_it) March 5, 2026
Il confronto fa rumore
Il problema non è solo che la Roma sia sotto le migliori. Il problema è quanto sia lontana. Nella classifica Sky Sport su dati Opta dei dribbling riusciti totali in Serie A, i soli romanisti presenti nella top 20 sono Koné con 28 e Soulé con 27, appena 14° e 15°. Davanti ci sono Kenan Yildiz a 58, Nico Paz a 50, Arthur Atta a 49 e Marco Palestra a 47. In pratica, la Roma entra appena nella fascia media della graduatoria e lo fa con due giocatori soltanto, mentre i riferimenti statistici di Kickest confermano che il dato sui dribbling riusciti è ormai una chiave stabile per leggere il campionato.
Il punto vero è un altro
Non è solo un discorso di talento individuale. È un discorso di identità. Questa Roma dà l’idea di voler arrivare in porta più per combinazioni, seconde palle o sviluppo posizionale che attraverso l’uno contro uno. Il risultato, però, è che quando la partita si chiude, quando l’avversario si abbassa o quando serve una giocata sporca per rompere l’equilibrio, i giallorossi hanno pochi uomini in grado di saltare l’uomo e cambiare la traccia dell’azione. E infatti colpisce che tra i primi tre ci siano un centrocampista come Koné e un attaccante centrale come Ferguson, non due esterni puri.
Che cosa manca alla Roma
Manca coraggio, prima ancora che tecnica. Manca la volontà di forzare l’uno contro uno, di accettare l’errore, di perdere magari un pallone per guadagnare però imprevedibilità. In un calcio sempre più organizzato, il dribbling non è estetica: è rottura, caos, superiorità numerica. E la Roma, oggi, ne produce troppo poca. Questa tabella non spiega tutto, ma su un punto è chiarissima: i giallorossi attaccano tanto, ma puntano poco. E finché resterà così, ci saranno partite in cui sembreranno sempre a un passo dal fare male, senza farlo davvero.