La Roma ha incassato un primo rifiuto nella corsa a David Møller Wolfe: secondo ricostruzioni, il Wolverhampton ha detto no a un’offerta attorno ai 6,9 milioni di sterline (circa 8 milioni di euro).
Chi è Wolfe e perché piace
Wolfe è un terzino/esterno sinistro norvegese (classe 2002), mancino, alto circa 1,87, abituato a fare tutta la corsia: è il tipo di profilo che in un sistema “gasperiniano” può diventare un quinto che dà ampiezza e gamba senza perdere intensità.
Ha anche un dettaglio che pesa nelle trattative: contratto lungo fino al 2030.
Perché il Wolverhampton ha rifiutato (logica, non solo muro)
Un’offerta iniziale così bassa è spesso un messaggio: la Roma testa la disponibilità reale del club e, soprattutto, la possibilità di chiudere con formule “creative” (prestito oneroso, bonus, obbligo condizionato). Il Wolverhampton, invece, con un contratto lungo e senza necessità immediata di vendere, può permettersi di rispondere secco: non a queste condizioni.
Cosa succede adesso: rilancio o cambio di binario
Qui la partita diventa strategica:
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Rilancio: se la Roma crede che Wolfe sia il profilo più “pronto” e sostenibile tra i candidati, deve alzare parte fissa o costruire bonus raggiungibili.
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Formula: se i Wolves restano rigidi sul cash, l’unica via è far diventare l’offerta più appetibile con obblighi/condizioni che riducano il rischio per la Roma ma garantiscano incasso futuro.
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Piano B immediato: il rifiuto conferma che il mercato dei quinti è una lotta di incastri; e spiega perché restano vive piste alternative.
La sensazione? Questo “no” non chiude nulla: serve solo a chiarire che Wolfe, per i Wolves, non è un saldo. E che la Roma dovrà scegliere se trasformarlo in priorità vera o tenerlo come opportunità di fine mercato.