In conferenza Gasperini aveva aperto: contusione forte, una settimana di recupero, test decisivo in giornata e possibilità di convocazione.
Poi arriva la realtà che sposta tutto: secondo le comunicazioni, Ferguson non è tra i convocati per Torino-Roma.
Questa non è una contraddizione: è il mercato della condizione fisica, dove un “ci proviamo” spesso significa “decide il dolore”.
Perché la sua assenza pesa più del previsto
Non è solo un 9 che manca. È un riferimento che permette alla squadra di respirare: tenere palla, far salire, dare un appoggio quando il Torino alza il ritmo. E infatti, nel quadro dell’emergenza offensiva, la Roma si è già trovata a dover reinventare soluzioni.
La lettura “nuova”: l’attacco resta in laboratorio
Se Ferguson è out e Dovbyk è ancora ai box, la Roma arriva a Torino con l’attacco in fase sperimentale: nuovi arrivi, incastri, minuti da distribuire senza strappare. E questo spiega anche perché Gasperini abbia insistito sulla velocità delle operazioni: quando le pratiche si allungano, diventano difficili. Qui si è scelto di agire subito.