Quando un allenatore ti presenta un nuovo arrivato dicendo che è “in prospettiva” e che le qualità “andremo a scoprirle”, non sta sminuendo: sta mettendo un paracadute. Perché a Roma l’hype accelera più dei minuti. Vaz ha iniziato a lavorare con il gruppo in una settimana compressa, con pochi allenamenti utili e una preparazione definita dallo stesso tecnico “non ideale”.
Il pericolo vero: il “tutto e subito” (che in Serie A non esiste)
Gasperini ha spiegato anche un concetto che vale più di mille slogan: con tanti giovani “non si vince”, se gli chiedi di esserlo immediatamente contro le squadre di vertice.
E qui nasce la linea sottile: Vaz può essere un investimento di futuro solo se la Roma gli crea un presente sostenibile. Compiti semplici, spezzoni “giusti”, contesti non isterici. Il talento non si misura al primo errore, ma a quanto rapidamente capisce il livello.
Perché questa scelta è coerente (e cosa deve fare la Roma)
La società sta “tenendo il piede in due scarpe”: competitività ora, progettualità dopo.
Vaz non deve diventare il simbolo del mercato, né la risposta a ogni problema d’attacco: deve diventare una pedina che cresce. Il paradosso è che il modo migliore per farlo esplodere è togliere pressione, non aggiungerla.