La scelta di Raspadori e il “no” alla Roma: non solo di cuore… ma di campo

Ranieri ha svelato il retroscena (“non ha mai voluto parlare”), ma il perché sta tutto in tre parole: centralità, Champions, continuità. E con Gattuso ct, nessuno si sente più intoccabile

Jacopo Mandò -
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Giacomo Raspadori Italia
Giacomo Raspadori con la Nazionale: è uno dei motivi della scelta dell’Atalanta – Romaforever.it

La domanda è semplice, la risposta molto meno: perché Giacomo Raspadori ha scelto l’Atalanta invece della Roma? La prima traccia l’ha data Claudio Ranieri, che ha raccontato di un contatto mai davvero nato: “abbiamo capito che il ragazzo non voleva venire”, fino al passaggio più pesante — “non ha mai voluto parlare con noi”.
Da lì, però, la notizia diventa lettura: perché il “no” non è solo un rifiuto, è un’idea precisa di carriera.

Champions e centralità

La Gazzetta lo scrive chiaro: l’Atalanta ha convinto Raspadori con la prospettiva di giocarsi la Champions League da protagonista.
E non è un dettaglio: quando scegli a gennaio, stai scegliendo anche il contesto emotivo. A Roma ogni partita “spiega” il mercato del giorno prima, a Bergamo l’errore pesa meno, e spesso questo libera la testa. In più c’è la parte economico-contrattuale: diverse ricostruzioni parlano di Atalanta pronta a chiudere a titolo definitivo (intorno ai 23 milioni) e con un ingaggio importante, mentre la Roma ragionava su una formula più leggera (prestito con diritto).

La variabile Mondiale

Qui entra il tema “Italia”: Spalletti non c’è più, la Nazionale è passata a Gattuso e la qualificazione al Mondiale 2026 resta una corsa da chiudere, passando dai playoff di marzo.
In un clima così, la continuità diventa moneta: Raspadori sa che deve arrivare a marzo non “in vetrina”, ma in ritmo. E a Bergamo ritrova anche una leva narrativa e tecnica fortissima: Scamacca, l’ex compagno con cui aveva costruito l’ultima stagione davvero “piena” a Sassuolo, coppia che ora l’Atalanta vuole ricomporre.
Insomma: Roma era un’ipotesi, Atalanta sembra un progetto. E quando il Mondiale è dietro l’angolo, i progetti pesano più delle suggestioni.