Campo Testaccio, 29 novembre 1931
È il 29 novembre 1931, 10ª giornata del campionato di Serie A 1931-32. A Campo Testaccio la Roma di János Baar ospita l’AC Napoli guidato dall’inglese William Garbutt, uno dei padri del calcio italiano. In porta per i giallorossi c’è Guido Masetti, in mezzo al campo il carisma è quello di Attilio Ferraris IV e soprattutto di Fulvio Bernardini, capitano e cervello della squadra.
La partita è equilibrata, giocata su un campo pesante e davanti a una cornice di pubblico che fa già capire quanto questa nuova rivalità tra Capitale e golfo possa accendersi in fretta. A rompere l’equilibrio, nel secondo tempo, è proprio Bernardini: il suo gol vale l’1-0 finale.
Bernardini, simbolo di una Roma che nasce
Quel pomeriggio racconta bene il peso di Bernardini nella Roma delle origini: centromediano totale, 286 presenze e 45 reti in undici stagioni giallorosse, capitano in anni in cui il ruolo in mezzo al campo era il vero cardine del sistema di gioco.
Non è un caso che oggi il centro sportivo di Trigoria porti il suo nome. Ogni allenamento della Roma di Gasperini si svolge sotto l’intitolazione a chi, quasi un secolo fa, guidava la squadra sul prato di Testaccio e decideva partite come quel Roma-Napoli 1-0.
Dal Testaccio all’Olimpico: una sfida che attraversa il tempo
Domani, 30 novembre, la storia fa un piccolo giro su se stessa: di nuovo Roma-Napoli a fine novembre, stavolta all’Olimpico, con una Roma capolista e un Napoli in piena corsa d’alta classifica. In campo non ci saranno più Masetti, Ferraris e Bernardini, ma l’eredità passa attraverso il filo sottile delle ricorrenze.
Quasi 94 anni dopo quell’incrocio, la sfida tra giallorossi e azzurri resta una partita che va oltre i tre punti. E mentre lo stadio spingerà la Roma di oggi, là fuori, sui cancelli di Trigoria, continuerà a campeggiare quel nome: Fulvio Bernardini, l’uomo che firmò la prima Roma-Napoli della storia.