Nela: “Roma-Napoli non decisiva, ma vincere da forza e consapevolezza”

Sebino Nela, ex di Roma e Napoli ha detto la sua sul match di questa sera

Jacopo Pagliara -
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Sebino Nela
Sebino Nela (foto asroma.com)

Mancano poche ore e poi la parola sarà solamente in mano al campo. Roma-Napoli è alle porte e quest’anno ha un peso importante. Intanto Sebino Nela, ex protagonista con entrambe le maglie e figura storica legata sia alla Roma che al Napoli, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Libero alla vigilia dell’attesissimo confronto tra giallorossi e partenopei in programma all’Olimpico. L’ex terzino ha condiviso sensazioni, ricordi e aspettative legate a una sfida che per lui ha sempre avuto un valore speciale. Queste sono state le sue parole.

Le dichiarazioni di Sebino Nela

Una Roma locomotiva, un Napoli discontinuo ma in ripresa. Che sfida sarà?

“Un’ottima partita: grandi allenatori, bel gioco di entrambe. Non la vedo decisiva per la stagione, ma chi vincerà prenderà forza e consapevolezza“.

Quale zona del campo sarà decisiva?

“Gasperini punta molto sugli esterni, Conte gioca in maniera diversa. C’è spirito di sacrificio, lo dimostra come Hojlund tornava a difendere contro l’Atalanta. Mi ha sorpreso la riconferma di McTominay, nei giallorossi invece ci sono stati evidenti miglioramenti tra i veterani, tipo Mancini e Cristante“.

Un’altra bella sfida sarà in porta, dove Svilar e Milinkovic-Savic spiccano finora assieme a Maignan. Chi preferisce?

“Dico Svilar, è cresciuto tantissimo: sicurezza, letture, personalità. Non è un caso che su di lui girino voci di mercato”.

Alla Roma manca il bomber, Gasperini ha parlato di “provare nuove soluzioni davanti”: cosa le stupisce più di lui?

“La disponibilità che ha dai singoli. Gasp ti fa lavorare davvero: intensità alta, velocità di pensiero e di gioco. La squadra ha capito subito cosa chiedeva, e sa anche reagire nei momenti di difficoltà“.

Sebino Nela
Sebino Nela (foto asroma.com)

A Roma giocò 11 anni: un pezzo di vita.

“Ci arrivai perché il presidente del Genoa mi vendette senza dire nulla. Lì appresi il <<senso di appartenenza>>. Mi è sempre piaciuto stare dalla parte dei più deboli, e insieme ai compagni siamo cresciuti. La gente passò dal chiamare il club “Rometta” a rispettarlo. Ancora oggi le persone ricordano lo formazione dello Scudetto del 1983 piuttosto che quella del 2001. Il campionato perso all’Olimpico contro il Lecce nel 1986 fu il più grande rammarico, perché era praticamente nostro. Anche più della finale di Champions persa contro un Liverpool straordinario”.

A Napoli ci andò quasi all’improvviso.

Sarei rimasto a Roma fino alla fine, ma per questioni interne dovetti farlo. Mi volle Ottavio Bianchi. La squadra era forte, ma rischiava di retrocedere. Alla fine ci salvammo e l’anno dopo andò meglio”.