Oggi in Segunda División con il Leganés, Amadou Diawara continua a guardare alla Roma con affetto. Nell’intervista a Il Romanista ammette che il suo percorso in giallorosso avrebbe potuto avere “un altro sapore”: infortuni e scelte tecniche lo hanno frenato proprio quando sembrava vicino alla continuità. Lasciare la Capitale non è stato semplice – tra città, tifosi, ambiente e amici – ma, da professionista, ha accettato la necessità di cambiare per tornare a sentirsi centrale.
Dal “caso listone” alla gioia di Tirana
Diawara torna anche sul famoso “caso Diawara” del 2020, l’errore in lista che costò lo 0-3 a tavolino col Verona: ribadisce di non avere alcuna responsabilità, ricordando che certi aspetti spettano “agli addetti ai lavori”. All’estremo opposto delle emozioni c’è la Conference League vinta nel 2022, che considera comunque sua: un trofeo speciale “in una città che vive il calcio in modo passionale” e una delle notti più emozionanti della carriera.
Mourinho, Cristante e il modello di professionalità
Nonostante il minutaggio ridotto, Diawara racconta di aver avuto un ottimo rapporto con Mourinho, che descrive come un grande allenatore capace di mettere al centro l’uomo prima del calciatore. Tra i compagni, spicca il ricordo di Bryan Cristante: sempre tra i primi ad arrivare a Trigoria, professionista esemplare che, a suo avviso, con Gasperini può esprimersi ancora meglio sfruttando duttilità e lettura del gioco.
Koné, la Roma di oggi e una sfida da dettagli
Guardando al presente, Diawara promuove il centrocampo attuale: “La Roma oggi ha tutti bravi giocatori”. Tra questi, individua in Koné il profilo che più gli somiglia per recuperi, contrasti e forza fisica, quasi un suo “erede” ideale nel lavoro sporco. Su Roma-Napoli si aspetta una partita molto equilibrata, decisa da episodi e dettagli più che dai nomi in campo.