Il pressing della Roma per arrivare a Rodrigo Mora non accenna a diminuire. Il gioiellino di proprietà del Porto rappresenta il traguardo numero uno per il mercato giallorosso. In queste ore i contatti sull’asse Roma-Oporto sono diventati febbrili, caratterizzati da continui dialoghi telefonici per cercare di districare il delicato nodo legato alle esatte modalità del trasferimento.
Nonostante l’insistenza, i vertici di Trigoria mantengono una linea di assoluta fermezza sulla proposta economica originaria, senza alcuna intenzione di rilanciare. Sul piatto ci sono sempre 8 milioni di euro per il trasferimento a titolo temporaneo, a cui andrebbero sommati ulteriori 42 milioni per l’acquisto a titolo definitivo. La vera chiave di volta risiede però nelle clausole che farebbero scattare l’obbligo di acquisto: i capitolini chiedono che tale vincolo si attivi unicamente nel caso in cui la squadra riesca a staccare il pass per la prestigiosa vetrina della Champions League e, contemporaneamente, il talento lusitano collezioni almeno il 60% delle presenze stagionali complessive.
Distanza con il porto per l’obbligo di riscatto
È proprio su questi rigidi paletti che la trattativa ha subito una frenata. I Dragões stanno alzando le barricate, pretendendo condizioni nettamente più accessibili per garantirsi l’incasso. Stando a quanto rivelato dalle colonne de La Gazzetta dello Sport, la dirigenza portoghese riterrebbe sufficiente la semplice qualificazione dei giallorossi in Conference League per rendere operativo in automatico il vincolo di acquisto.

Questa profonda divergenza di vedute, tutt’altro che marginale, allo stato attuale congela l’affare e allontana la tanto attesa fumata bianca. Le due società sono ora chiamate a un delicato lavoro diplomatico per tentare di colmare una distanza che, altrimenti, rischia di far saltare definitivamente il banco.