Roma, Gasperini e il problema della “spina”: perché la squadra non riesce ancora ad accendersi

Il tecnico ha fotografato così il 3-0 col Brighton: i giallorossi faticano a reagire, alzare il ritmo e mantenere continuità dentro la partita

Jacopo Mandò -
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Malen
Malen in azione contro il Brighton: ecco cosa non ha funzionato per la Roma – Romaforever.it

«Sembra una squadra che fa fatica a riattaccare la spina». Gian Piero Gasperini ha scelto questa immagine per descrivere la Roma dopo il pesante 3-0 contro il Brighton. Una frase pronunciata nel post partita e che va oltre il risultato dell’amichevole: racconta una squadra che, quando perde ritmo o subisce un episodio negativo, oggi fatica troppo a riattivarsi.

Contro gli inglesi è successo ancora. Dopo una discreta partenza e l’occasione sprecata da Wesley sullo 0-0, la Roma ha incassato il gol di Rutter e non è più riuscita realmente a cambiare inerzia. La doppietta di Ayari, tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo, ha chiuso una gara nella quale la reazione giallorossa è stata troppo debole.

Pressing e ritmo spariscono troppo facilmente

Il calcio di Gasperini vive di intensità, pressione e aggressione immediata dopo la perdita del pallone. A Brighton questi principi si sono visti soltanto a tratti. Dalla panchina il tecnico ha continuamente chiesto alla squadra di alzare il pressing, con Soulé incaricato di guidare la prima pressione sul portiere avversario, ma il meccanismo non ha funzionato con continuità.

Anche con il pallone la Roma è risultata troppo lenta: molti tocchi nella propria metà campo, poca velocità nella circolazione e difficoltà nel risalire il terreno. Quando l’intensità cala, la squadra perde contemporaneamente pericolosità davanti e protezione dietro.

Il vero problema è la reazione

La preoccupazione principale non è quindi soltanto aver perso un’amichevole. È il modo in cui la Roma tende a spegnersi all’interno delle partite.

Gasperini ha definito la prestazione «pessima», pur ribadendo di credere che le difficoltà possano essere risolte nelle prossime settimane.

La condizione atletica ancora incompleta ha certamente un peso, così come una rosa composta da giocatori arrivati alla preparazione in momenti differenti. Ma il passaggio successivo dovrà essere soprattutto mentale e collettivo: imparare a reagire all’errore, mantenere le distanze e continuare a giocare con la stessa intensità.

È questa la “spina” che Gasperini deve riattaccare. Perché il suo calcio, senza corrente, semplicemente non funziona.