Roma, Andreazzoli racconta Luis Enrique: “Prosciugato dalle critiche, i giocatori volevano che restasse”

L’ex collaboratore tecnico giallorosso ha ricordato l’addio dello spagnolo dopo la stagione 2011-12

Jacopo Mandò -
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Luis Enrique
Luis Enrique con il PSG: Andreazzoli parla del suo passato con la Roma – Romaforever.it

Aurelio Andreazzoli riapre il capitolo Luis Enrique alla Roma. Ospite di Cronache di Spogliatoio, l’ex collaboratore tecnico giallorosso ha raccontato il retroscena dell’addio dello spagnolo, arrivato nella Capitale nel 2011 e andato via dopo una sola stagione, nonostante un contratto biennale.

Andreazzoli: “La Roma lo prosciugò”

Secondo Andreazzoli, quella esperienza lasciò un segno profondo su Luis Enrique, soprattutto per il peso delle critiche ricevute dopo le sconfitte. “È stato prosciugato. Aveva due anni di contratto, nel secondo anno lui ha detto di non avere più energie”, ha spiegato.

La decisione, però, non fu accolta con leggerezza dentro Trigoria. “La società e i calciatori ci hanno provato a farlo rimanere, ma lui era convinto, aveva già deciso”. Un passaggio che racconta anche il rapporto creato con lo spogliatoio: “I calciatori ci sono rimasti male, avevano scoperto la persona dietro al personaggio”.

Una Roma che lo capì tardi

La stagione 2011-12 si chiuse senza qualificazione europea, ma nelle parole di Andreazzoli resta l’idea di un allenatore compreso davvero solo a percorso quasi finito. “Aveva grande entusiasmo, idee chiare e si dirigeva verso un obiettivo fin dall’inizio”, ha aggiunto l’ex tecnico.

Il nodo, per Luis Enrique, fu soprattutto l’ambiente. Le critiche dopo le sconfitte pesarono più del previsto, fino alla scelta di fermarsi. Una sensazione confermata anche dalle parole pronunciate dallo stesso spagnolo nel giorno dell’addio, quando spiegò di non avere più le energie necessarie per guidare il gruppo.

Con gli anni, poi, il percorso di Luis Enrique tra Barcellona, nazionale spagnola e PSG ha dato un altro peso a quella parentesi romanista. Per Andreazzoli, la Roma aveva intravisto l’uomo giusto. Forse troppo tardi.