Il Mondiale 2006 di Francesco Totti cominciò in una sala operatoria e con pochissima speranza. A raccontarlo è il professor Pier Paolo Mariani, storico chirurgo ortopedico di Villa Stuart, in un’intervista al Corriere della Sera. Il medico, che negli anni ha seguito alcuni dei più grandi campioni dello sport italiano, ha ripercorso il rapporto con l’ex capitano della Roma, operato due volte: prima alla caviglia, poi al crociato.
Paura e speranza
Mariani ha ricordato l’emozione di operare Totti, anche per la sua fede romanista. Durante l’intervento, però, la concentrazione prendeva il sopravvento. Prima e dopo, invece, il peso del momento si sentiva. Del Capitano ha raccontato un dettaglio umano: “Aveva paura della siringa. E della sala operatoria. Lo tranquillizzò il suo preparatore Vito Scala”.
Dopo l’infortunio del febbraio 2006, la corsa verso il Mondiale sembrava quasi impossibile. Secondo Mariani, Totti dentro di sé aveva già mollato: “Professò, senti, meglio che non mi illudo”. Poi arrivò Marcello Lippi, con una promessa decisiva: “Ti aspetto ad ogni costo”. Da lì il numero 10 ritrovò forza, allenandosi anche otto-dieci ore al giorno.
Il regalo più bello
Mariani racconta di aver rassicurato Totti con il calendario in mano: “Giocherai”. E alla fine il Capitano giocò davvero, fino a diventare campione del mondo con l’Italia. Il chirurgo ammette di aver vissuto con ansia le prime partite, poi la tensione lasciò spazio alla gioia.
A Villa Stuart restano ancora i segni di quella storia: una lettera di Fiorella Totti, il ringraziamento di una madre, e un vassoietto d’argento con la data 9 luglio 2006 e la firma di Francesco. Non solo medicina, ma un pezzo di storia romanista e azzurra: il recupero impossibile diventato leggenda.